Fuorigioco: il rigore più importante è contro l’omofobia

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Gaynet lancia “Fuorigioco”, uno spot contro l’omofobia che passa attraverso il mondo del calcio amatoriale. Per noi si tratta di un modo di interpretare uno dei motivi principali dell’associazione, la necessità di comunicare e di sensibilizzare all’interno di quei mondi e quegli spazi sociali dove nel dialogo tra le persone l’omosessualità è ancora un tabù.  Da un’idea del circolo di Gaynet Roma e dalla partecipazione dei militanti si è giunti a realizzare questo video, grazie alla regia di Giuseppe Bucci, alla sceneggiatura di Giulio Spatola e alla produzione di Prodigiodivino, che ha sostenuto l’iniziativa. Infine, certamente non per importanza, ciò che ha fatto scoccare la scintilla per passare dalle idee ai fatti, è stato il coraggio di Cesare Prandelli, primo CT della nazionale italiana di calcio a dichiarare senza mezzi termini che “anche l’omofobia è razzismo”, frase  immortalata nella parte finale di Fuorigioco e ripresa dalla prefazione del CT al libro di Alessandro Cecchi Paone. Gaynet, Alessandro e tanti altri, inoltre, erano al bellissimo festival di cinema omosessuale  organizzato a Napoli dall’associazione I Ken e da Carlo Cremona, che mercoledi 19 dicembre ha calorosamente ospitato l’anteprima assoluta dello spot.

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Fuorigioco vuole dare un’immagine comune e quotidiana del calcio giocato, mostrando con semplicità e naturalezza che omosessuale può essere anche chi ti sta accanto e desidera semplicemente potersi comportare in maniera spontanea come tutti gli altri, vivendo i propri sentimenti anche dopo una partita di calcetto. 

L’obiettivo che Gaynet continuerà a perseguire insieme alle altre realtà LGBT sarà quello di rovesciare il modello “gossip” con cui i media tendono spesso a trattare la questione, rilanciando il senso più importante del messaggio di Prandelli: il problema non è quale sia o meno il calciatore gay, ma che il mondo del calcio intero, tecnici, calciatori, società, tifosi, appassionati,  debba dare l’esempio bollando come forma di razzismo l’omofobia e diventando quindi esso stesso luogo di lotta a questo fenomeno sociale. E’ una battaglia, prima di tutto,  di civiltà e di rispetto per l’altro. Muovere in questo senso una realtà come il calcio, può dare risultati di portata davvero incredibile, raggiungendo luoghi e periferie difficili e teatro di gravi disagi sociali.

Questo è forse il rigore più importante da segnare per tutti gli amanti del pallone: costruire un mondo del calcio in cui  sia il professionista di serie A, sia quel bambino di 13 anni in una scuola calcio o in una piazza con pallone, che  rappresenta una foto ricordo per tantissime persone, possa sentirsi libero di essere se stesso.

Rosario Coco – Gaynet Roma

 

 

 

 

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