Adnkronos Salute confonde Outing e Coming Out. L’incapacità dei media italiani di farsi capire

Adnkronos salute

“Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie. Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori. È un maleducato, se parla in privato e da privato. È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo. Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire.” (Tullio De Mauro, linguista)

Le parole hanno un peso, hanno un senso e producono delle conseguenze. Proprio nell’uso comune bisogna ridare senso e dignità alle parole. Dovrebbero farlo i media, con una spinta che aiuti chi riceve l’informazione a comprenderla. Da sempre, noi di GayNet, siamo convinti che la formazione e l’informazione siano lo strumento fondamentale della democrazia e dell’accettazione dell’altro. Troviamo penoso come certe agenzie di stampa , quotidiani e televisioni trattino con sufficienza la questione LGBT e non solo a livello di contenuti ma proprio del linguaggio. Un esempio: martedi 29 gennaio 2013 Adnkronos Salute, l’agenzia stampa che ha il compito specifico di fornire notizie dal mondo della medicine, ha lanciato la notizia di un recente studio sulla rivista ‘Psychosomatic Medicine’ che afferma come il “Coming Out” migliori la condizione di salute del singolo. Lo ha fatto sbagliando il titolo e confondendo come molti il termine “Coming Out” (dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale) con “Outing” (dichiarare pubblicamente l’orientamento di qualcuno che invece lo tace). E’ un errore comune. Basti pensare a Libero, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, che il 16 giugno 2012 parlando del coming out del giornalista Alessandro Baracchini durante il canale all-news italiano Rai News24 titolò a caratteri cubitali “Outing in diretta”. In televisione siamo spesso costretti ad ascoltare giornalisti che raccontando di persone trans, usando aggettivi, articoli e sostantivi che non si accordano al genere d’identità sentito, che sarebbe poi quello autentico. Basterebbe fare una piccola ricerca per sapere che l’identità è data dalla personalità, che parte dal pensiero di sé. Quindi in considerazione di questa logica e nel rispetto delle persone trans si dirà: una trans per le mtf, ossia chi transiziona da maschio a femmina, un trans per gli ftm, da femmina a maschio. outing in diretta

La più famosa agenzia di stampa internazionale americana, l’Associated Press, ha adottato un dizionario che indica perfettamente agli addetti del settore come muoversi nel campo minato della terminologia LGBT, riportando dalla A alla Z l’uso e le regole di sintassi per termini vecchi e nuovi da utilizzare in articoli , comunicati stampa e post sui blog. Il sistema dell’informazione italiano si è imbarbarito, sembra davvero difficile trovare un senso alle cose che vengono scritte e dette perché rispetto alla professione c’è un deficit di responsabilità non irrilevante. Questa idea che investire in cultura, in sapere, in informazioni che producono conoscenza non sia più il modello di riferimento meriterebbe una riflessione. Viviamo in un paese dove il giornalismo vero si è sciupato, si è perso il senso della sobrietà che serve per le cose, il senso della verità. La responsabilità verso il lettore che compra il giornale o verso chi ascolta l’informazione è un bene molto residuale. D’altra parte, scriveva Primo Levi , “quante sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni?”.

Bisognerebbe camminare dentro a un percorso che ci porti fuori da qui, che ci porti in un posto dove qualcun altro starà meglio di come stiamo adesso, dove chi parla e chi scrive sia consapevole delle proprie azioni. Dentro questo cammino, l’informazione, le televisioni, i giornali, i media sono un posto dove se ci si apre agli altri si può condividere il sapere. Se solo riuscissimo a dare il senso a chi ce lo chiede, se riuscissimo a scambiare l’informazione rispetto alla nostra identità potremmo preparare il domani. Bisogna solo sapere da dove ripartire.

(Simone Alliva, GayNet)

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