Diari dalla Grecia LGBT. Le Bambole di Atene.

di Marco Marino.

Continua il viaggio di Gaynet nella Grecia della Crisi. Vi abbiamo già parlato di Alba Dorata e dell’omofobia crescente, della prostituzione maschile a Cipro. Stavolta vogliamo parlarvi, invece, di qualcosa di bello. Di bello e di raro. Nello storico quartiere di Koukàki, ad Atene, poco lontano dall’Acropoli, dietro una porta rossa si nasconde un mondo, un mondo fatto di lustrini, pailliettes e tacchi a spillo. “Koukles” (bambole), piccolo disco club aperto nel ’98, è il palco dove si esibiscono le artiste trans della capitale ellenica.

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Uno spettacolo al Koukles.

In genere si è portati a credere che le trans lavorino sui marciapiedi e non ci sia spazio per loro nella vita normale, ma non sempre è così. Qui al Koukles quasi tutto lo staff, dall’afentikò, la proprietaria cioè, alla bargirl sono trans. Fanno eccezione il cameriere, Valentino, che è però una Drag Queen, così come lo è Nikolas, che si esibisce il sabato sera, i ballerini e l’unico addetto alla security. Ma più che il bodyguard fa il bigliettaio, perché qui di problemi non ne hanno mai avuti. Neanche la crisi, ci garantiscono, s’è fatta sentire.
Il locale non è molto grande, ma è molto accogliente. I tavoli sono pieni e c’è molta gente in piedi. Tutti hanno gli occhi puntati sul palco. Eva, Tania, Markela, Ria, Nikolas, Mània, Anna, Evita: ciascuno interpreta da vera diva le proprie dive del cuore; e di dive se ne avvicendano a decine, da Jessica Rabbit (un classico) alla nostra Raffaella Carrà, passando per le grandi icone greche e americane, come Tina Turner, Liza Minnelli e Melina Merkoùri. La clientela è la più varia: gay, etero, comitive di ragazze, stranieri, persino una famiglia.417367_125949394199250_1697763238_n
Finito lo spettacolo ci mettiamo a fare domande, per capire cosa si nasconde dietro il trucco delle Bambole. Andiamo subito da Marilù, l’eccentrica proprietaria, sorriso dolcissimo e pelle bianca, quasi di porcellana. La sua raffinatezza ci sorprende non poco. Ci dice di essere orgogliosa del suo club, il suo piccolo gioiello, frutto, oltre dei suoi anni passati a Berlino, della mutua collaborazione e solidarietà delle sue amiche. Questo locale è, infatti, una specie di consorzio, un bastione sicuro e luccicante che difende dagli attacchi del mondo esterno.
Ci mostra le decine di foto appese al muro: da qui sono passate le grandi star di Grecia e anche qualche grande nome del jet set internazionale, come Jean Paul Gaultier, che ha trascorso proprio qui due capodanni. Lo stilista francese possiede una bellissima casa nel centro di Atene, e lì Marilù è ospite fissa.

Jean-Paul Gaultier
Jean-Paul Gaultier

Le Bambole di Marilù sono tutte quante artiste, e tutte innamorate della nostra bella Italia. L’afendikò vanta molte amicizie a Milano, nomi grossi anche. Chiediamo perché lei non si esibisca nello show. Ci risponde sorridendo che non ha talento per la danza, però capisce il talento altrui. Palco e applausi sono esclusivamente per le sue bambole.
Mània è la strepitosa cantante del locale, un vero talento. Ha una voce alta, possente, quasi da donna nera. Da piccola si metteva davanti allo specchio con la borsa di mamma e cantava come le star. Si trovò al Koukles quasi per caso e chiese a Marilù la possibilità di potersi esibire. Lavora qui da più di dieci anni.
Quando Tania bussò alla porta di Koukles, invece, era minorenne. Non era ancora una trans, ma un ragazzino delicato che non sapeva bene chi fosse. Aveva però un gran talento, e Marilù lo capì subito. Su questo stesso palco, dove ancora oggi si esibisce, incontrò se stesso. Anzi, se stessa.
La bambola che più ci incuriosisce è la giunonica bionda appena uscita dai camerini. Eva Koumarianoù, questo il suo nome, è la prima donna dello show. Anche lei ha vissuto per molti anni a Berlino. E’ attrice televisiva e di teatro, ballerina, una vera artista. Ha scritto anche un libro, Il viaggio della mia vita, dove si racconta e racconta la sua Grecia, spesso non troppo gentile con lei. Ha lavorato in teatro fino ai vent’anni. Quando fu chiamata alla leva militare rivelò di essere gay. “Allora non esisteva neanche una parola per esprimere il proprio orientamento sessuale in maniera delicata, corretta. Dissi di essere una sorellina, un frocio, e mi rimandarono la sera stessa a casa. Fu allora che presi per gioco a ‘fare la donna’. Prima solo per la durata di uno show, presto capii chi ero, qual era il ruolo della mia vita. E poi incontrai Marilù, e nel suo locale presi ad interpretare la vostra rossa nazionale, Milva”.

MIlva.
MIlva.

Eva sui marciapiedi non c’è mai stata, e vorrebbe non ci andasse più nessuno. Lo scopo di Koukles è anche questo, aiutare le trans ad affrancarsi dalla prostituzione. Lei lavora qui da oltre vent’anni, e questo posto la ama profondamente: “Lo show è la mia vita, non potrei mai vivere senza”.
Scambiamo quattro chiacchiere con la bargirl. Anna Kouroupoù è una rivelazione. Al contrario di Marilù e le altre, che sono ateniesi, lei viene da Katerini, nel Nord della Grecia. Vive nella capitale da oltre vent’anni e ha quasi sempre lavorato qui. E’ una dura, ed è famosa perché è l’editor di un famoso blog, www.protagon.gr, dove lei e alcune delle firme più prestigiose dell’Ellade raccontano “storie per imparare a pensare diversamente”. Ha anche scritto un libro sulla sua ‘metamorfosi’: Mamma, perché non ce l’ho come il tuo? “Ho pianto spesso – ci dice- quando l’ho scritto. Ho ricordato persone che sono passate nella mia vita, hanno lasciato un segno e l’hanno resa più dolce” Quando è arrivata da piccolissima ha iniziato a vestirsi da donna “scendere in strada sembrava la soluzione più facile, almeno sembrava così agli sciocchi. Per condurre una vita normale ho dovuto trovare il coraggio”. E così anche lei è riuscita a liberarsi dalla rete dello sfruttamento e della prostituzione.
Queste trans sono un incrocio tra i raffinati eunuchi della corte bizantina e le delicate etere dei banchetti degli antichi greci [contrariamente a quanto si creda, anche la cultura trans è erede di una tradizione antica, n.d.r.]. Ma ancora di più sono un modello. In questa nostra società intrisa di stereotipi, le Bambole di Marilù ci dimostrano che le cose, con la buona volontà e l’impegno, si possono cambiare.

Eva Komarianoù.
Eva Komarianoù.

In greco solidarietà (ἀλληλεγγύη) è una parola bellissima, ci disse una volta una persona assai saggia, perché vuol dire reciproca garanzia. E quando questa reciproca garanzia vien meno, decade il principio stesso dello stare insieme, viene meno l’idea stessa di comunità e civile convivenza. Dovere di ogni essere umano che vuol vivere in una società civile è quello di garantire il più debole, di non lasciarlo vittima della voracità insaziabile del mondo. Le Bambole di Atene hanno appreso bene la lezione e l’hanno messa in pratica. Speriamo possa servire d’esempio.

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