Lettere inattuali – L’indicibile violenza della diversità

omofobia bacio negato
Di fronte ai tanti episodi di violenza omofoba che negli ultimi mesi si sono concentrati sulle pagine di cronaca nasce spontanea una domanda: Perché tali fattacci continuano a verificarsi, anzi sembrano crescere di numero ed efferatezza in un paese che si è tante volte detto “nuovo”, “laico”, “moderno”? Siamo davvero rimasti indietro? Non si spiegherebbe l’incremento di cui abbiamo già fatto cenno.
L’unica conclusione coerente è che siamo peggiorati, ci siamo involuti nonostante la tanto auspicata globalizzazione. All’evoluzione tecnica e scientifica è conseguito un peggioramento dei rapporti civili e dell’idea che il mondo eterosessuale ha del blocco glbtqi (Uso appositamente termini separatisti, ricordando un po’ la guerra fredda, perché quello omofobo è in gran parte un conflitto silenzioso, e nel peggiore dei casi taciuto).

Ebbene, la violenza omofoba (ma per estensione includo qualunque tipo di violenza) dovrebbe essere considerata più un fatto di costume che di cronaca. Dovrebbe essere catalogata tra le cattive abitudini degli italiani, tra i vizi, più che tra i delitti. Il messaggio che si cela dietro questa mia provocazione è il seguente: Bisogna smetterla di pensare agli atti omofobi come ad atti isolati.

Nella realtà l’atto violento è soltanto l’iceberg di un’ideologia che ha messo radici nell’inconscio collettivo (direbbe Freud) degli italiani, nonostante, ed è questo che stupisce, l’incredibile apertura mentale che ogni italiano ben pensante ostenta con fare ipocrita e un po’ buffonesco. E se l’omofobia non dipendesse dall’apertura mentale? Se davvero avessimo sbagliato tutto, accecati da un progresso che si è rivelato, nei fatti, una delusione in quanto a dignità individuale e diritti?
Mai come nella nostra era l’uomo è stato chiamato ad interfacciarsi direttamente con le sue paure più profonde.

Da una parte ci sono gli omofobi che odiano perché hanno (in)consciamente paura della diversità. Dall’altra ci sono molti di noi che non si espongono perché temono di non essere accettati da chi a sua volta prova astio. Da entrambi i lati c’è paura, questo è certo.
Ma con la paura si fa poco, molto poco.

La speranza di cambiare rimane, checché se ne dica, tra le più sincere e vive che io abbia mai provato. Da questo punto di vista la fobia collettiva rimane il primo e più importante elemento di dissonanza che ci separa da una società minimamente civile.
Nei suoi Essais Montaigne scriveva:

“Bisogna analizzare il proprio vizio e studiarlo per poterne parlare. [..] Perché nessuno confessa i propri vizi? Perché ne è ancora posseduto. Occorre essere svegli per raccontare i propri sogni.”
E per “sogni” leggasi “incubi”.

Domenico Grimaldi

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