Dichiarazioni di Pescante: serve più dialogo tra realtà LGBT e mondo dello Sport

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La dichiarazione di Mario Pescante, ex deputato, ex n° 1 del CONI ed attuale membro italiano del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha colto tutti di sopresa. Gli stati Uniti inviano apposta 4 atlete lesbiche per esprimere dissenso nei confronti delle politche anti-gay di Putin, strumentalizzando la competizione. Questa in sintesi la dichiarazione di Pescante, che lascia davvero l’amaro in bocca, con la tremenda sensazione che lo Sport italiano possa schierarsi a favore del regime autoritario e repressivo del Cremlino.

E’ davvero così? a ben riflettere va detto certamente  che Mario Pescante non è un Giovanardi qualsiasi, come risulta dai suoi testi sull’olimpismo e dalla legge del 2004, che ha segnato la conformazione dello Sport italiano.

Cosa dire allora, nonostante un’affermazione certamente omofoba? Il punto è che Pescante ha sbagliato bersaglio. Ha sostenuto che certi valori vanno affermati ogni giorno anzichè  con atti politici che possano “strumentalizzare” le olimpiadi ed è chiaro che l’obiettivo della dichiarazione era certamente quello di preservare lo spirito dei Giochi Olimpici come momento di pace tra i popoli in cui si affermano principi etici universali, un tema di scottante attualità e rilevanza.

Tuttavia,  la vera strumentalizzazione, silenziosa e ben celata,  è quella di Putin, che tenta di rifare il trucco al proprio regime attraverso una manifestazione di grande valore internazionale. Sicuramente Pescante avrà pensato anche al boicottaggio americano delle olimpiadi del 1980, alle quali l’Italia partecipo “a metà”, rinunciando agli atleti membri dei corpi militari e presentandosi sotto l’insegna del CONI.

L’errore sta nello scambiare la questione dei diritti LGBT con una questione meramente politica che investe interessi di parte. Così era nel 1980, con l’invasione dell’Afghanistan, così non è, adesso, con le leggi anti-gay di Putin, che vanno a colpire diritti umani universali imponendo a milioni di gay, bisessuali, lesbiche e transgender  russi una vita nell’ombra, priva di dignità, bollando come pericolosa “propaganda gay” anche un semplice tenersi per mano in pubblico. C’è anche una contrapposizione politica, chiaramente, ma, prima ancora, c’è una contrapposizione etica più decisiva che riguarda la persona.

Giusto quindi richiamare i principi dell’olimpismo, i valori di pace, rispetto e solidarietà, che nulla devono avere a che fare con la politica, ma va detto a chiare lettere che la Carta Olimpica condanna qualsiasi forma di discriminazione. Una sfida prossima del movimento LGBT dovrà essere quella di esplicitare questo concetto, anche in riferimento all’orientamento sessuale e all’identità di genere, possibilmente anche attraverso l’aggiornamento e il miglioramento di questi documenti fondamentali.  E’ vero che fino ad ora lo Sport italiano necessita di una vera e propria policy in tal senso, ma questa deve essere colta come un’opportunità.

Sino a quando, infatti,  chi rappresenta l’universo sportivo si muove con sincerità nell’ottica di preservare lo spirito olimpico, come certamente anche Mario Pescante, è dovere del movimento LGBT porre le basi di un dialogo. La Carta olimpica fa riferimento ai diritti umani universali, gli stessi che sono stati uno dei pilastri delle rivendicazioni LGBT in tutto il mondo e che hanno accompagnato conquiste fondamentali nel nostro Paese, basti pensare alle riforme degli anni ’70.

Insomma, dagli educamp sino alle competizioni agonistiche e ai momenti istituzionali: prossimamente bisognerà pensare allo Sport come uno spazio dall’enorme potenziale educativo per la diffusione dei valori del rispetto e della cultura delle differenze, anche in riferimento alla realtà LGBT. A questo proposito, Gaynet  continuerà a muoversi anche su questa direzione.

Rosario Coco

Portavoce Gaynet Roma

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