2014: la novità Onda Pride

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Tempo di Pride, tempo di novità. Dall’assemblea di Torino dello scorso 8 e 9 febbraio (leggi report completo), alle ultime dichiarazioni delle associazioni, la strada sembra ormai chiara: stop al Pride Nazionale “itinerante”, format che recentemente non ha convinto sul piano dell’impatto mediatico, spazio all’Onda Pride, un evento che nasce con l’auspicio di essere ancora più “nazionale”, originale ed innovativo rispetto alla prassi tutta italiana che caratterizza le nostre grandi parate dal 1994.

Ancora è tutto o quasi da dire e da fare, ma di certo l’Onda Pride sarà un successo nella misura in cui verrà progettata, organizzata e promossa come un grande ed unico evento, articolato in tutte le città italiane che vorranno aderire non solo con la propria parata, ma anche con le più variegate programmazioni artistico-culturali.

Un’esperienza simile è stata già fatta con l’Onda pride dello scorso 29 giugno, che ha coinvolto alcune città come Milano, Catania, Bologna e Napoli.

Pianificare, innovare, creare. Queste le parole d’ordine. Bisognerà concentrare le date nello spazio di massimo due settimane e, sopratutto, creare un evento indirizzato davvero a tutta la cittadinanza, qualcosa che, nelle rivendicazioni, nei contenuti, nel brand e nella comunicazione sia presente dalla Sicilia al Trentino nella medesima forma e sia al tempo stesso ottimizzato per i target più diversi e disparati.

Qualcosa, insomma, che riesca a centrare i due obiettivi principali di un Pride:
1) bucare realmente il mainstream facendo “notizia”2) favorire nuova mobilitazione di base e consapevolezza nei territori 

Bisogna fare in modo che il primo obiettivo, la costruzione di un grande evento con una grande organizzazione sia funzionale al secondo, fornendo uno strumento di crescita alle realtà territoriali.

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Per fare questo ci vorranno risorse, certamente, ma prima ancora ci vorrà la volontà politica. Se le associazioni che hanno dato vita all’importante confronto di Torino sapranno avere quello scatto di orgoglio e quel cambio di passo necessari ad affrontare questa grande sfida, allora sarà una grande Onda Pride Nazionale. Ed è quello di cui abbiamo bisogno. Una cosa che abbia la dirompenza della novità e la forza della mobilitazione vera, che possa rispondere degnamente ad un Governo che nemmeno ha il coraggio di concepire un Ministero delle Pari Opportunità

Lì fuori, i conservatori  sono sempre in piazza, più agguerriti che mai, e riescono a coinvolgere anche persone fondamentalmente estranee al dibattito, adulti, giovani e giovanissimi, portandoli sulla strada del bigottismo più repressivo.

I diritti non sono mai qualcosa di scontato. E si può sempre tornare (o andare, nel nostro caso)  indietro. Bisogna chiedersi come mai in Spagna il Pride continua a coinvolgere milioni di persone nella capitale, nonostante i diritti che noi qui rivendichiamo siano sostanzialmente riconosciuti in toto. Ecco quindi il grande compito al quale è chiamato il movimento LGBT,  trovare  il modo di portare la gente in piazza, non solo la “nostra” gente, ma tutti i cittadini e le cittadine.  

Abbiamo bisogno di un messaggio semplice, in grado di farci uscire dall’angolo di gruppo minoritario, vittimista e capriccioso in cui ci hanno rinchiuso, scardinando quelletichetta di lobby ideologica contraria alla libertà di pensiero (da qual pulpito!) che ci hanno affibiato, grazie a chi purtroppo in parlamento ha mediato in maniera sconsiderata e ha dato spazio, dentro la legge antiomofobia, a coloro che ritengono sia libertà di opinione organizzare i convegni sulle terapie riparative e affermare che gli omosessuali sono degli “invertiti” da curare. 

La strada è ancora molto lunga e c’è bisogno di novità, di un messaggio di inclusione, di solidarietà, di liberazione sessuale, di serenità, condito, perchè no, anche da una certa ironia.

Una cosa è certa: chi si mobilita, chi vive alla luce del sole il proprio orientamento e la propria identità di genere, ha una serenità, un’autenticità e una consapevolezza di sè senza paragoni rispetto a chi vuole costringere le persone LGBT nell’ombra e nell’oblio. Questa forza d’animo va valorizzata: ci vuole un messaggio che faccia capire alla cittadinanza da che parte sta la libertà vera, di espressione così come di essere, di amare, di educare. 

L’orgoglio di essere sè stessi insomma, prima ancora che etero, gay, lesbiche, bisex e transgender

 

Rosario Coco

Portavoce Gaynet Roma

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