Se Avvenire scambia i fatti con le opinioni

logo del quotidiano AvvenireAvvenire  ha pubblicato lo scorso  11 Marzo un articolo di Viviana Daloiso (con la collaborazione di Marcello Palmieri) dal titolo Omofobia, offese contro le «Sentinelle»  nel quale si parla della legge contro l’omofobia e del diritto d’opinione.

L’articolo esordisce dicendo:

Da una parte chi, nella giusta battaglia contro l’omofobia, finisce con l’assolutizzare la propria pretesa d’esser riconosciuto, e quel diritto rivendica con livore e intransigenza, talvolta anche con insulti.

Dall’altra chi, nell’altrettanto giusta battaglia affinché per omofobia non s’intenda anche libertà di pensiero e parola, finisce per mescolarsi (e in certi casi confondersi) anche con chi omofobo lo è per davvero. E in piazza scende con lo stesso impeto degli “avversari”.

La questione  viene subito posta nei termini di un agone nel quale ci sono schieramenti “avversari”.

Avversari cioè, secondo il sabatini coletti online  animati da disposizione avversa.

Qual è la questione in gioco?

La giusta battaglia contro l’omofobia.

Quindi nessuno ne mette in discussione la liceità.images

Quel che si mette in discussione è il contenuto, il significato della parola omofobia.

Meglio, cosa vada interpretato come omofobia e cosa no.

Come vengono presentati i due schieramenti?

Da una parte chi (nella giusta battaglia contro l’omofobia) finisce con l’assolutizzare la propria pretesa d’esser riconosciuto, e quel diritto rivendica con livore e intransigenza, talvolta anche con insulti.

Una pretesa cioè, secondo il Gabrielli Online, una rivendicazione più o meno debita.

Dunque quando ancora si sta definendo una delle due parti “avverse” si sta già esprimendo un giudizio sulla qualità di quelle richieste, senza dirlo apertamente, e si presenta quelle richieste non già come giudicate  come delle pretese ma come delle pretese tout-court.

Si sta inserendo un giudizio in una descrizione.

Un giudizio andrebbe sempre esplicitato e non nascosto in una descrizione perché un giudizio è sempre una opinione.

Una opinione il diritto a esprimere la quale nessuno mette in discussione ma nel presentare la quale si deve sempre ricordare quel che  un’opinione è, e cioè, secondo il vocabolario Treccani online , un

concetto (…) riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (…), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso, ammettendo tuttavia la possibilità di ingannarsi nel giudicarla tale.

Sarebbe stato meno surrettizio scrivere:

Da una parte chi (nella giusta battaglia contro l’omofobia) finisce con l’assolutizzare la propria   richiesta d’esser riconosciuto che, per chi scrive assume i connotati della pretesa.

Così sarebbe stato davvero chiaro che si tratta di un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso.

Ecco la descrizione dell’altra parte avversaria:

Dall’altra chi, nell’altrettanto giusta battaglia affinché per omofobia non s’intenda anche libertà di pensiero e parola, finisce per mescolarsi (e in certi casi confondersi) anche con chi omofobo lo è per davvero. E in piazza scende con lo stesso impeto degli “avversari”.

Dunque qui si afferma che così come è giusta la battaglia contro l’omofobia è altrettanto giusta la battaglia per difendere l’omofobia  quando l’omofobia è piuttosto libertà di pensiero e di parola.

In ogni caso, si conclude, le persone che combattono per la libertà si mescolano loro malgrado con chi omofobo lo è per davvero.

Dunque da una parte c’è un gruppo che ha una pretesa esagerata dall’altro c’è un gruppo che per eccesso di difesa finisce per comportarsi come fanno i veri omofobi, pur non essendolo.

Una critica di sostanza nel primo caso e una giustificazione di strategia nel secondo.

Insomma una duplice descrizione imbarazzantemente sbilanciata verso una delle due parti senza che questo sia esplicitato come sarebbe stato giusto fare. Come la deontologia richiederebbe, come ci si aspetterebbe per rispetto al proprio pubblico di lettori e di lettrici se lo si vuole informare e non indottrinare.

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“Sentinelle in piedi” manifestano a Cremona

Dopo queste definizioni così giudicanti l’articolo non consente al pubblico di farsi una opinione informata limitandosi a paventare un possibile evolversi cruento dell’agone:

Mentre il disegno di legge sul contrasto all’omofobia è al vaglio del Senato (proprio in questi giorni la Commissione giustizia ne sta esaminando il testo), succede che in molte città si organizzino convegni e incontri sul tema. E manifestazioni, anche, che da una parte vedono protagonista il fronte dell’Arcigay e dall’altra quello delle Sentinelle in piedi, il movimento che negli ultimi mesi ha messo in atto una serie di proteste silenziose in numerose piazze italiane.

Ridurre il fronte dei rivendicatori livorosi al fronte dell’Arcigay è alquanto restrittivo visto che le associazioni lgbt con le quali il Governo della Repubblica Italiana dialoga tramite l’Unar sono 29, come si può leggere  nella Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento   sessuale e sul’identità digenere 2013 2016.

L’articolo non riferisce mai quali siano le questioni che sono alla base di questi scontri evitando di fare informazione e limitandosi a diffondere un giudizio che adduce, non si sa bene a chi, dei carichi ideologici e inutili oltranzismi. 

Anche quando racconta di alcuni fatti accaduti in diverse città come Milano e Cremona l’articolo non spiega davvero quali siano le questioni concrete sulle quali ci si scontra ma si limita a mantenere tutto sui versanti opposti di un agone avversario proposto più come fede calcistica che come confronto che appassiona per dei temi che riguardano la convivenza civile, che poi è il significato più profondo della parola politica (la vita della polis).

Secondo Daloiso Flavio Romani Presidente Arcigay (nazionale)  avrebbe insultato il

vescovo di Cremona Dante Lafranconi e al presidente della Provincia, Massimiliano Salini. Reo di aver revocato l’adesione dell’ente alla “Re.a.dy”, la rete di Pubbliche amministrazioni impegnate a diffondere la cultura Lgbt.

Logo_rete_ready_lgbtCos’è la Re.a.dy e cosa si intende per cultura Lgbt?

L’articolo non lo dice.

La rete Re.a.dy  è una Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Forse allora Daloiso per cultura lgbt intende la lotta alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere?

Nell’articolo non lo dice.

Non lo dice perchè il suo contenuto informativo è inesistente  ed è sostituito da una serie di commenti e giudizi che contribuiscono a dare l’impressione che la parte giusta sia avversata dalla parte sbagliata senza che venga spiegato il perché.

Bisogna fidarsi di quel che viene detto.

Un po’ come con la Fede: se credi non hai certo bisogno di prove.

Si pretende di fare informazione ma si sta solo facendo del catechismo.

Per informarsi bisogna cercare altrove.

Alessandro Paesano

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