Francia, il movimento LGBT denuncia l’omofobia politica: “siamo vittime morali”

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Mentre da noi l’estensione della legge Mancino si è arenata in Senato dopo essere stata approvata alla Camera in una versione del tutto inefficace, oltralpe le dichiarazioni omofobe possono costare caro. Lo scorso 11 aprile l’Inter-LBGT ha esposto denuncia contro la politica Christine Boutin a Parigi.  Boutin aveva dichiarato che l’omosessualità è un abominio. Messa al bando dal UMP e a rischio di sanzioni penali, quest’ultima dichiarazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, un vaso ormai colmo da quindici anni.

Christine Boutin, classe 1944, è la fondatrice ed ex-presidentessa del Parti chrétien-démocrate, membro del UMP, ex-ministra del alloggio e della città, adesso candidata alle europee col movimento “Force de Vie” (“Forza di vita”). Cattolicissimo prodotto della vieille France, la settantenne politica ex-membro del UMP ha fatto del proprio conservatorismo il suo cavallo di battaglia. Contraria all’aborto e all’eutanasia, ma anche al PACS e al matrimonio egualitario. Su quest’ultimi due argomenti ha costruito un pezzo cospicuo della sua carriera.

Nel 1998 pubblicò “Le mariage des homosexuels” (“Il matrimonio degli omosessuali”), libro uscito dalla sua piuma nel quale criticava la possibilità di dare in adozione bambini a coppie delle stesso sesso. “Dove si situerà il limite, per un figlio adottato, tra l’omosessualità e la pedofilia?” scrive Christine Boutin. Continua,“l’omosessualità come comportamento sociale non può pretendere ad alcun diritto specifico, perché non s’iscrive nell’insieme delle leggi non scritte che fondano la vita delle società. Infeconda per natura, essa non risponde ai criteri demografici ed educativi che fondano i doveri dello Stato nei confronti della coppia. Contro-modello, fa scoppiare i riferimenti fondamentali dei quali la società, nel suo insieme s’ispira per esistere e per durare. (…) considerare per legge due persone omosessuali come “coniugi”, assimilare la loro vita comune ad un matrimonio, e in questa logica permettergli di adottare e crescere dei figli, sarebbe per la società una condotta assurda, suicidaria e, nei riguardi dei figli, criminale.”

Lo stesso anno scende in campo contro i PACS (ignorando scientemente che i PACS sono destinati sia agli eterosessuali che agli omosessuali). “Cos’è l’omosessualità, se non l’impossibilità d’un essere di poter attingere all’altro nella sua differenza sessuale? (…) tutte queste acrobazie biologiche e sociali per giustificare l’accesso d’una coppia omosessuale alla paternità o alla maternità mi sembrano rilevare d’una fantasia narcisistica di auto-procreazione”.
Nel 1999, al momento dell’approvazione del disegno di legge sul PACS, Boutin si alzò alla Camera dei deputati con la Bibbia in mano. 

Il 27 gennaio 2002, il suo meeting politico al Zénith di Parigi fu interrotto dall’associazione Act Up-Paris che spiegò un cartello con la scritta: “omofobi”. Una “rappresaglia” da parte degli attivisti di Act Up, che dichiarano: “tre anni fa, il 31 gennaio 1999, in pieno dibattito parlamentare sul PACS, C.Boutin organizzò una manifestazione contro il PACS. In quest’occasione, i militanti si erano fatti notare per la loro omofobia. Ci ricordiamo dei cartelloni e dei tanti insulti: “siete degli animali”, “anormali”, “sporchi froci, bruciate in inferno”, “smettete di rompere col vostro AIDS”, “al rogo i froci”. (…) Oggi, 27 Gennaio 2002, Act up-Paris ha steso durante il meeting di Christine Boutin al Zénith di Parigi, una nuova banderuola sulla quale si può leggere “HOMOPHOBES”. Intendiamo così ricordare che non dimentichiamo l’omofobia di Christine Boutin e dei suoi militanti. Non dimentichiamo gli insulti proferati da Christine Boutin durante i dibattiti parlamentari o via stampa.”

Torna a fare parlare di sé con dichiarazioni eclatanti nel 2013, l’anno dei matrimoni gay. Il 24 marzo 2013, ad una manifestazione contro il disegno di legge sul matrimonio omosessuale, l’ex-ministra Boutin finisce a terra vittima dei gas lacrimogeni usati dalle forze dell’ordine di Parigi. Scandalizzata, chiese pubblicamente le dimissioni del ministro degli interni Manuel Valls. Egli invece, lodò il sangue freddo della polizia: “Vi era la volontà di alcuni di fare a botte”, assicurò il ministro Valls “perché dei gruppi hanno provato a forzare i blocchi di polizia” (i CRS e i gendarmi proibivano l’accesso dei manifestanti ai Champs-Elysées). M.Valls insistette che si erano rischiati incidenti molto più gravi. In effetti, gruppi di estrema destra avevano infiltrato il corteo e gettato bulloni sulle forze dell’ordine, dando luogo a 98 interpellazioni e sei arresti.Il 26 maggio 2013, dichiarò ai microfoni della stazione di radio RMC che l’omosessualità era una moda. Invitata a commentare la palme d’or del festival di Cannes vinta da La vie d’Adèle disse: “Non si può vedere un film in televisione, una serie senza che ci siano gay che si esprimono. Adesso la palma d’oro. (…) Siamo invasi, non possiamo più vedere una storia senza storia gay.”

Insomma: “Oggi, la moda, sono i gay. Benissimo. Siamo invasi dai gay!”

Il 2 febbraio 2014, in un intervista al trimestriale Charles, Boutin è incoraggiata ad esprimersi sui suoi rapporti col suo ex spin doctor Charles Consigny, gay dichiarato. “Non ho mai condannato un omosessuale. Mai. Non è possibile. L’omosessualità è un abominio. Ma non lo è la persona” afferma la politica. “L’omosessualità non ha nulla a che vedere coi giudizi che porto sugli omosessuali, che sono miei fratelli, miei amici, e che hanno una dignità grande quanto coloro che hanno altri comportamenti sessuali”. Il presidente del UMP Jean-François Copé reagisce tramite Twitter: “I propositi di Christine Boutin sull’omosessualità sono insopportabili, inaccettabili, imperdonabili”.

L’11 aprile, Nicolas Rividi e Jérome Beaugé dell’Inter-LGBT espongono denuncia contro Christine Boutin per diffamazione e incitazione all’odio, in vigore degli articoli 23, 24 e 29 della legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa. Le pene previste vanno fino ai 45 000 euro di multa e/o un anno di carcere (art 24 della legge del 29 luglio 1881). Beaugé, spalleggiato dall’avvocato Karine Geronimi, spera e crede profondamente in una condanna di Christine Boutin.

Se la denuncia per diffamazione può lasciare scettici in quanto la Boutin non ha esplicitamente diffamato nessuno, l’incitazione all’odio sembra l’accusa più propensa a portare ad un eventuale condanna. In effetti nel diritto francese, il delitto di “provocation publique” è punito dall’articolo 24 della legge sulla libertà di stampa del 29 luglio 1881;  vi è, inoltre,  aggravante, se la ragione è l’orientamento sessuale della vittima (art.132-77 del Codice di procedura penale). Allora un associazione può esporre denuncia.

Perché le associazioni? Secondo l’avvocato Caroline Mecary, seppur l’articolo 85 del Codice di procedura penale pone che ogni persona che si pretenda offesa da un crimine possa costituirsi parte civile, le associazioni, dichiarate da più di 5 anni possono costituirsi parte civile in quanto vittima morale, secondo l’articolo 48-4 della legge del 29 luglio 1881. 

A questo punto si pongono diversi interrogativi, sia sul piano legislativo, ovvero se nell’ordinamento italiano sia possibile individuare strumenti simili, sia sul piano delle associazioni e del movimento LGBT, che potrebbe prendere esempio da questa vicenda.

Elisabeth A. Beretta

 con la collaborazione di Axel Poncet (esperto in diritto francese)

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