Francia: gestazione per terzi divide associazioni LGBT e movimenti femministi

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Le associazione LGBT francesi e quelle femministe si erano trovate d’accordo sull’apertura della PMA (procreazione medicalmente assistita) alle coppie lesbiche e alle donne nubili. Sulla GPA invece è scontro. Da una parte vi è il desiderio di numerose coppie di uomini di essere padri, dall’altra il timore della maggior parte dei movimenti femministi di una commercializzazione del corpo delle donne. Eppure, la mediazione è possibile.

Recentemente, ha fatto scalpore il Manifeste des 343 fraudeuses. Una dichiarazione pubblica su Libération, da parte di 343 donne che hanno fatto ricorso alla PMA all’estero. Un rappello dello storico Manifeste des 343 salopes, le 343 firmatari che nel 1971 avevano dichiarato pubblicamente il reato di procurato aborto al fine di ottenere la legge sul IVG. La differenza essenziale è che le 343 fraudeuses (“fuorilegge”, “frodatrici”) non sono a rischio di sanzioni legali come lo erano le firmatari del 1971. Col loro gesto eclatante hanno comunque richiamato l’attenzione sulla PMA che all’ora dei matrimoni egualitari, rimane giuridicamente privilegio delle coppie eterosessuali sterili coniugate.

 Femminismo: Divergenze e convergenze (pannello riassuntivo delle posizioni dei principali movimenti femministi e delle principali figure) Pro, Contro e Senza Opinione su Abolizione della prostituzione, custodia alternata, Velo islamico, PMA e GPA.

La GPA invece, ovvero la gestazione per terzi, apre un inevitabile dibattito ideologico fra varie correnti del femminismo e le associazioni LGBT. Se da una parte è legittimo che le coppie gay desiderino figli, è altrettanto legittimo considerare il rischio di mercificazione dei corpi femminili. Paradossalmente, è l’assenza di tutela legale e statale sulla spinosa questione della GPA che costringe varie coppie,  gay ed eterosessuali – ad esempio le donne senza utero – a farvi ricorso all’estero, in Ucraina per esempio. A pagamento. Incoraggiando la mercificazione del corpo femminile. Una legge chiara permetterebbe alla GPA di essere un dono consapevole e tutelato dallo Stato.

Se è vero che la gaffe dell’imprenditore socialista gay Pierre Bergé (“Affittare la propria pancia per farci un figlio o noleggiare le proprie braccia in una fabbrica, qual’è la differenza?”) sia stata vergognosa, è altrettanto vero che quasi tutte le associazioni LGBT hanno condannato i suoi propositi. La sociologa Irène Théry, direttrice del rapporto “Filiation, origines, parentalité”, che proponeva una nuova visione della famiglia ha ammesso al giornale Les inrocks di essere personalmente favorevole alla GPA.

La filosofa Elisabeth Badinter ha svolto ricerche. Al momento è l’unica figura del femminismo francese – oltre alla scrittrice Virginie Despentes e a Irène Théry- ad essersi chiaramente pronunciata a favore della GPA. Al giornale ELLE argomentava già dall’anno scorso: “Sono favorevole ad una GPA etica. Mi sono interessata da vicino alla legislazione britannica, in vigore dal 1985. Ciò mi ha convinta d’una possibile GPA etica se è fortemente inquadrata, tanto per i genitori richiedenti quanto per la madre di sostituzione. Non sono l’unica, dato che un gruppo di lavoro al Senato, capeggiato da Michèle André, si è recata in Inghilterra nel 2008 e ne è tornato favorevole alla GPA inquadrata. Sarebbe decisa e sorvegliata dai giudici e dagli psicologi. Solo le coppie che ne avrebbero bisogno potrebbero beneficiarne. E la donna che si proporrebbe per portare il bambino dovrebbe riempire un certo numero di condizioni (…) essere in buona salute, portare una sola volta un figlio per terzi ed avere una situazione economica comoda, al fine che non sia la necessità economica a spingerla a farlo.

“Sarebbe retribuita ? No, tutto il processo sarebbe volontario. Le sue spese sanitarie, il seguito della sua gravidanza, il suo congedo dal lavoro sarebbero presi a carico, ma la donna non riceverebbe alcun beneficio finanziario. In Inghilterra, per esempio, il compenso non può superare 10 000 €. I giudici sono molto chiari sulla questione.”

Tutte queste regole avvengono, dice Badinter, “per assicurarsi che sia fatta nell’ottica del dono. Gli inglesi hanno introdotto un altra evoluzione che trovo benefica : la gestatrice non può essere la madre genetica, l’ovocito deve provenire da un altra donatrice. Perché non vi sia confusione : ella non è la madre del bambino, e quello rende sicuramente le cose più facili per lei psicologicamente. E’ la badante del bambino per nove mesi e il figlio non è suo.”

Badinter aggiunge che è ben cosciente che sono maggioritarie le donne a pensarla diversamente, che le sue parole sono inaudibili per tutti e tutte coloro che credono nel cosìdetto istinto materno. E dichiara inoltre “Penso che una donna sia libera di decidere di ciò che fa del proprio corpo. Non vedo perché si direbbe ad una donna adulta che decide di portare un bambino per terzi : “Signora, stia zitta, è un male”. La questione di principio è essenziale : una donna ha il diritto di disporre del proprio corpo se ha tutta la sua ragione ? Per me si.” Conclude dicendo delle coppie gay: “Non vedo in cosa sarebbero diverse dalle coppie eterosessuali. Perché sono gay non conoscerebbero il desiderio di paternità ?”

Ecco cosa dichiarava la sociologa Irène Théry à Libération poco tempo fa: « Vi è un certo tipo di femminismo anti-padri gay. È esattamente come se si andasse dicendo che l’adozione internazionale etica organizzata dal diritto fosse la stessa cosa che il traffico di bambini più lurido, poiché al mondo vi sono ricchi e poveri, l’offerta e la richiesta e dunque del « mercato dei neonati »(…) per alcuni/e il fatto di voler portare il bambino di un altro/a sembra un gesto impossibile, inconcepibile, al punto di andare fino a rifiutare di riconoscere che nel quadro della GPA etica le gestatrici non portano mai il proprio embrione e conseguentemente non abbandonano mai il proprio figlio (…) gli esempi concreti di queste gestazioni sono accessibili facilmente attorno a noi (grazie ai documentaristi e ai ricercatori), e che è possibile informarsi. »

Prosegue Irène Théry parlando della figura del femminismo Sylviane Agacinski: “Aldilà dei ranghi militanti o delle posizioni di tale personalità – Sylviane Agacinski è la più famosa per la sua doppia battaglia contro la GPA e contro la filiazione omogenitoriale -, la diabolizazione la più estrema della GPA è diventato il nuovo modo di « riflessione » di tanti dei nostri politici, a destra come a sinistra. Di fatto, le posizioni su questo argomento sono più generazionali che politiche(…) molti over 60 (non ho nulla contro i sessagenari, ne faccio parte) sembrano vedere come una fine del mondo umano“.

A fare ulteriore scalpore è stata l’intervista ad una delle pietre angoli del femminismo lesbico d’oltralpe, Marie-Jo Bonnet. Sul Figaro, Bonnet ha espresso vedute tutt’altro che consensuali. Fondatrice delle gouines rouges negli anni ’70 e attivista del MLF, ha deplorato “lo scacco della controcultura omosessuale”, dovuto secondo lei alla morte per AIDS di molti pensatori del movimento LGBT negli anni 1980. Come era prevedibile, Bonnet è opposta alla gestazione per terzi, ma lo è anche alla procreazione assistita: “Mi oppongo sia alla procrazione (non giustificata dal momento che le lesbiche non sono sterili) e all’occultazione dell’origine paterna del figlio. L’importante è che il figlio abbia accesso alla sua doppia filiazione. La filiazione monosessuata non esiste, è una fantasia. Inoltre, non si conoscono le conseguenze di queste scelte di procreazione nuove. Certi studi ci dicono che i bambini delle coppie omosessuali vivono molto bene, che è bellissimo, ma la verità è che manchiamo di distanziamento per misurare quali rischi si prendono accettando la medicalizazione senza limiti della procreazione. (…) l’aspetto bio-tecnico, consumistico della PMA (un figlio su richiesta, fabbricato in laboratorio) mi spaventa. Se le lesbiche vogliono figli, possono benissimo cavarsela senza ricorrere ad una clinica! Il figlio non è un diritto, e per tale motivo, non si può applicare la logica di parità tra i sessi. “

Il resto dell’articolo ha visto Bonnet scagliarsi contro un pò tutti. Contro il movimento LGBT contemporaneo, contro il matrimonio egualitario, contro il femminismo di terza ondata, ha incoraggiato ad una divisione nelle battaglie fra gay e lesbiche (non una parola su bisessualità e transessualità), ha minimizzato l’importanza del riconoscimento giuridico e espresso una visione anacronistica e teorica dell’omosessualità, fino a sconfinare nel reazionarismo. L’intervista andrebbe letta interamente, seppur nella lingua di Molière, per rendersi conto che le stesse testuali parole potrebbero essere pronunciate da un portavoce di Civitas (!) La collera dell’Inter-LGBT si è espressa attraverso i social network del presidente Nicolas Gougain: “Non si tratta più di una semplice opposizione alla GPA (argomento dibattuto all’interno del movimento) ma di un rifiuto della parità di fronte al matrimonio, un rifiuto della genitorialità, una riflessione grossolana sull’accesso alle origini… Allora può scagliarsi quanto vuole sui gay e darci dei sessisti, ma è lontanissima dalle rivendicazioni lesbiche di oggi.”

A quanto pare, il divarico sarebbe causato – più che da fazioni politiche – dalla difficoltà ad informarsi degli uni e degli altri e dal gap generazionale all’interno stesso dei movimenti LGBTI e femministi. Se la paura della mercificazione dei corpi femminili è fondata, è altrettanto vero che soltanto la tutela dello Stato e della legge è in misura di garantire che la GPA avvenga in condizioni di dignità, consapevolezza e spontanea volontà, nel proprio paese, affinché rimanga un gesto di altruismo, d’amore e gratuito.

 

Elisabeth A. Beretta

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