Lombardia: le bugie di una mozione contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

pinocchioLa mozione della Lega Nord e del NCD (vedi sotto) che è stata approvata dal Consiglio regionale della Lombardia costituisce un precedente gravissimo.

E’ la prima volta infatti che in un atto pubblico di una amministrazione locale si prende posizione contro un documento comunitario chiedendo al Governo di non applicarlo.

Il documento in questione riguarda gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa (vedi sotto) a curadell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e della BZgA (il centro Fderale tedesco per l’educazione alla salute). Il documento che non è di oggi bensì del 2010 è stato travisato e stravolto riportando i suoi contenuti in maniera ben diversa da quelli effettivi.

Nella mozione si afferma che il

documento Standard per l’educazione sessuale in Europa (…) prevede tra l’altro, nella fascia di età fra i 4 e 6 anni, l’introduzione alla masturbazione infantile precoce, capacità di identificare i genitali nei dettagli e l’identità di genere, ovvero la scelta se essere maschietti o femminucce.

Il documento che costituisce il Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti, come recita il suo sottotitolo, non prevede affatto l’introduzione alla masturbazione, come riferito nella mozione, cioè presentare e promuovere qualcosa che ancora non c’è.

Al contrario il documento si limita a riconoscere quello che in campo psicanalitico già si sa e cioè che i bambini provano sensazioni sessuali perfino nella prima infanzia. Tra il secondo e il terzo anno di vita scoprono le differenze fisiche tra ma­schi e femmine. In questo periodo cominciano a scopri­re il proprio corpo (masturbazione della prima infanzia, autostimolazione).

Naturalmente essendo la prole di 3-4 anni ancora impubere, cioè non ancora sviluppata sessualmente, la masturbazione cui si fa riferimento e che loro possono praticare non è certo quella, adolescenziale e adulta, puberale o post puberale, che comporta il raggiungimento dell’erezione nei maschi e dell’orgasmo in entrambi i sessi.

In realtà si tratta di autopalpazione toccamenti e strofinii come ogni padre e ogni madre sa perché ha assistito a questi comportamenti nella propria prole.
Comportamenti che sono molto frequenti nei primi anni di vita e diminuiscono di frequenza quando la prole impara che sono comportamenti da adottare nel privato e dei quali le persone adulte non parlano apertamente.

Nessuna sperimentazione, dunque.

Nessuna introduzione arbitraria di qualcosa che nell’infanzia non c’è, ma, al contrario, il riconoscimento della legittimità e della normalità di questi comportamenti che sono connaturati all’infanzia e perfettamente funzionali allo sviluppo psicosessuale. Comportamenti che non vanno dunque censurati ma trattati con normalità.

Chi ha stilato la mozione sembra non abbia mai cresciuto un bambino o una bambina altrimenti saprebbe bene a quali comportamenti il documento si riferisce.

Lo stesso vale per quanto riguarda l’identità di genere che non significa scegliere il sesso di appartenenza (questo non c’è scritto da nessuna parte nel documento) bensì esplorare il proprio corpo per imparare che si differenzia in base al sesso di appartenenza che è tutt’altra cosa.

Nel documento si specifica che intorno ai 10 anni la prole è in grado di cogliere la differenza tra l’identità sessuale (essere maschi o femmine) e l’identità di genere che si riferisce ai comportamenti e al linguaggio del corpo ai vestiti che usiamo per comunicare alle altre persone di appartenere al sesso maschile o al sesso femminile.

Cioè che un bambino (identità sessuale) può giocare con le bambole notoriamente considerato un gioco da femmine (identità di genere) senza che per questo debba essere messa in discussione la propria appartenenza al sesso maschile consolidando così la propria identità sessuale anche quando ci si discosta dalle imposizioni della società sui ruoli sociali dei generi, che fanno riferimento a un sapere comune discriminatorio e privo di fondamento (gli sport violenti non sono adatti alle femmine; la danza è una disciplina poco virile etc.).

Altro che scelta, se essere maschi o femmine si tratta al contrario di consolidare la propria appartenenza al sesso di nascita nonostante un comportamento ritenuto più appropriato all’altro sesso.

Esattamente il contrario di quanto affermato nella mozione!

Se si può sollevare al documento la critica di dare per scontato il significato di certi termini tecnici (d’altronde il documento si rivolge agli addetti ai lavori) la malizia, la sessuofobia, l’ossessione per un modello unico di famiglia (quella eteronormata maschilista e patriarcale) che si pretende essere quella naturale tout-court fanno stravolgere la verità ai consiglieri e alle consigliere che hanno votato la mozione pur di affermare la supremazia di un modello familiare che si basa su una visione dei ruoli del maschio e della femmina molto più vicini allo stato di famiglia mussoliniano del 1942, abrogato nel 1975, che vede differenze chiara e incontrovertibili tra i maschi padri e figli e elle femmine madri e figlie.
Una famiglia verticale dove il padre è il capo e dove gli altri membri sono sotto di lui.

Una relazione tra i sessi che è molto più vicina a quella del Vangelo della chiesa cattolica negli scritti di Paolo (Prima lettera ai corinzi) che alla costituzione repubblicana e alle recenti sentenze della Consulta e della Corte di Cassazione che hanno sottolineato come lo Stato debba annoverare e armonizzare le varie compagini familiari che coesistono tranquillamente senza che nessuna pretenda di avere dignità maggiore rispetto le altre come fa quella che si avoca la patente di normalità a costo di stravolgere la verità di documenti ufficiali facilmente verificabili.

Lo stravolgimento della verità e dei fatti compiuto dai membri di un Consiglio Regionale desta preoccupazione per l’incompetenza dimostrata in campo culturale, psicologico, sociologico e giuridico che li porta ad affermare un falso così smaccatamente bugiardo da dover essere censurato.

Questa mozione è da censurare perché si oppone, al di fuori di qualunque spazio legale, a un documento di indirizzo della Organizzazione Mondiale della Sanità, e perché, partendo da una ignoranza e incompetenza inammissibile per chi ricopre quei ruolo istituzionale, stravolge significati valori e portata di quel documento pervertendolo per affermare un discorso reazionario maschilista e misogino fondato sulla menzogna e sulla prevaricazione di un modello unico di famiglia di memoria fascista che offende la Repubblica e le sue istituzioni.

Alessandro Paesano

Il documento dell’OMS sull’educazione sessuale.

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La mozione di NCD e LEGA in Lombardia

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