Ma la chiesa cattolica può discriminare?

ominiL’istituto Sacro Cuore di Trento chiede delucidazioni a una docente sulla quale circolano “voci” su una sua “presunta” omosessualità.

Dietro richiesta di chiarimenti da parte della madre superiora Eugenia Libratore, la docente, il cui contratto scaduto è in attesa di rinnovo, si rifiuta di rispondere circa il suo orientamento sessuale adducendo il diritto alla privacy.

Il contratto non le viene rinnovato.

La decisione presa dalla madre superiora Eugenia Libratore è stata giustamente criticata da tutti e tutte: dalla ministra dell’Istruzione Stefania Giannini che, in un comunicato stampa, parla di discriminazione di tipo sessuale (sic!) alla Provincia autonoma di Trento che dà dei contributi pubblici all’Istituto privato, parificato.

Ivan Scalfarotto sottosegretario alle Riforme del governo Renzi,definisce l’accaduto«ancora più intollerabile, per il fatto che questo istituto paritario riceva contributi pubblici».

Il presidente del comitato regionale di Forza Italia, Enrico Lillo ha dichiarato:
Dover apprendere nel 2014 che un insegnante [sic!] viene licenziato per motivi discriminatori legati al suo orientamento sessuale è assolutamente inaccettabile.
Seppur privato, il Sacro Cuore è un istituto che non può farsi scudo di ciò per mettere in atto delle azioni completamente fuori luogo, intollerabili e prive di alcun fondamento giuridico e morale
.
Tutti e tutte sembrano scoprire solamente ora la posizione discriminatoria della chiesa nei confronti delle persone omosessuali.

Per la chiesa cattolica infatti, checché ne dica Lillo, l’omosessualità è una grave depravazione come si legge nel Catechismo della chiesa cattolica:

2357 (…)Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. (fonte Il catechismo della chiesa cattolica i neretti sono miei)

La scelta della madre superiora Eugenia Libratore di non annoverare nel proprio corpo docente professoresse lesbiche è coerente con le idee generali che si hanno dell’omosessualità della quale si dice chiaramente che gli atti “in nessun caso possono essere approvati”.

Licenziare qualcuno in base al suo orientamento sessuale è illegale anche in Italia Italia, in base al decreto legislativo del 9 luglio 2003, n. 216 (in attuazione della direttiva comunitaria 2000/78/CE sulle discriminazioni da orientamento sessuale nei luoghi di lavoro) che vieta la discriminazione nei luoghi di lavoro in base alla religione, alle convinzioni personali, agli handicap, all’età e all’orientamento sessuale*.

Né la ministra dello Stato, né il sottosegretario del Governo hanno fatto riferimento al decreto legislativo né hanno ricordato che la direttrice dell’Istituto ha deciso in base a precise direttive cattoliche.

C’è il rischio di fare della direttrice un capro espiatorio e non prendere in considerazione il portato anticostituzionale della chiesa tutta.

Senza scomodare altre questioni nei confronti delle quali la chiesa si attesta su posizioni di misogino patriarcato oscurantista (no ai profilattici, no all’aborto, no al divorzio, disparità tra uomini e donne all’interno della chiesa) la visione discriminatoria della chiesa sull’omosessualità ha ripercussioni che vanno ben al di là di quelle che danneggiano i lavoratori e le lavoratrici della scuola in questione.

Si danneggiano anche gli e le studenti che in quella scuola crescono e imparano ai e alle quali viene insegnato che un aspetto fondamentale della identità come l’orientamento omosessuale è sbagliato e, se vogliono, si può cambiare.

Perché gay e lesbiche nelle nostre scuole già ci sono anche nel corpo studentesco e invece di essere inibite queste persone devono poter auto-affermarsi con la stessa dignità delle persone eterosessuali.

Una posizione diseducativa e discriminatoria che va contro l’essenza stessa della scuola che deve costituirsi come una agenzia che favorisca la scoperta di sé permettendo una narrazione di sé condivisa con gli altri.
cittaaperta

Già dal precedente governo era stata emessa una circolare in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia nella quale si asseriva che

La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E’, infatti – ad un tempo – la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell’accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie. 

Asserire che gli atti omosessuali sono depravati e che bisogna essere casti come pretende il catechismo**   oppure, come ha testimoniato la docente il cui contratto non è stato confermato, che dall’omosessualità se si vuole ci si può sottrarre sono delle violazioni dei diritti umani garantiti dalla nostra costituzione.

Una incostituzionalità ancora più pericolosa perché la chiesa cattolica ha la pretesa di sostenere le sue verità non in nome della fede ma in nome dell’umanità intera come ricordato da Ratzinger nel suo messaggio per la celebrazione della XLVI giornata mondiale della pace nel dicembre nel 2012 a proposito di aborto e matrimonio egualitario.
Da un lato allo Stato italiano va bene che nel Catechismo della chiesa cattolica ci sia scritto che gli atti omosessuali sono un disordine morale e che quegli atti non vanno promossi in nessun modo, dall’altro una suora che trae conseguenze da questo principio morale può essere accusata di discriminazione.

Si applica il contrario del principio applicato al processo di Norimberga.

Lì i sottoposti avevano responsabilità anche se eseguivano soltanto degli ordini, qui solo chi esegue gli ordini è invece considerata censurabile e non chi quegli ordini li pensa e li impartisce.

Si difendono gli uomini che scrivono quella morale e si condannano le donne che, coerenti a quella morale, la applicano.

Ed ecco la domanda alla quale, per onestà intellettuale, non possiamo più sottrarci dal rispondere.

Fino a che punto la chiesa può bypassare le garanzie costituzionali?

La chiesa può o non può discriminare?
Finché non si risponde a questi quesiti fondamentali la questione non può essere inquadrata nella sua complessità.

C’è da augurarsi che la madre superiora Eugenia Libratore non diventi un capro espiatorio ma che le gerarchie ecclesiastiche e la chiesa tutta si assumano le proprie responsabilità.

Perché o tutte le persone sono uguali e hanno gli stessi diritti oppure no.

Tertium non datur.

Alessandro Paesano

 

Note

* Il decreto conteneva una parte che escludeva dal divieto di discriminazioni le valutazioni compiute in base al particolare “contesto” di determinate attività, oppure in base all‟”idoneità” alla funzione da parte dell‟individuo per particolari incarichi, tra cui l‟impiego nelle forze dell‟ordine e nelle organizzazioni militari. Nel 2008, con il decreto dell‟8 aprile 2008, n.59, la parte relativa all‟eccezione per “idoneità” alla funzione è stata abrogata. Resta, tuttavia ancora la parte precedente, per cui in sostanza, la legge permette tutt‟oggi che un individuo omosessuale possa essere giudicato non adatto a lavorare nelle forze dell‟ordine o in altre organizzazioni come quelle religiose, non per una questione di idoneità in sé, bensì per via del contesto relazionale che quell‟attività comporta. che ha recepito una normativa comunitaria, alla quale però sono state fatte alcune deroghe che non riguardano la scuola.

** 2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.
(fonte Il catechismo della chiesa cattolica)

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