Odio e omofobia sui social network, parte la mobilitazione in rete

10487230_381163888705113_1577735636408118242_nDopo il caso del vigile omofobo che aveva postato il montaggio choc con Hitler, Mussolini e un campo di concentramento “gay”, è partita una vera e propria mobilitazione in rete per chiedere a Facebook di rimuovere i contenuti che istigano all’odio e alla violenza, che ha dato vita alla pagina “chiediamo a FB di cancellare i contenuti d’odio”. Nel caso in questione, infatti, la mobilitazione collettiva ha dimostrato di funzionare, nonostante facebook avesse inizialmente deciso di “approvare” l’immagine.

Grazie anche all’esposto del Circolo Mario Mieli, sostenuto anche da Gaynet, l’immagine è stata rimossa e il vigile è stato sanzionato. Adesso l’iniziativa continuerà, poichè siamo di fronte ad un‘ondata di violenza reazionaria che investe i diritti fondamentali dell’individuo e che riguarda in particolar modo il linguaggio nei nuovi media, dove chiunque, anche giovani e giovanissimi, accedono e interagiscono senza alcun filtro. Si sentiva il bisogno di agire per battere un colpo anche nei confronti degli amministratori di Facebook in Italia, che poche settimane fa avevano accettato la censura del bacio pubblicato dall’attivista Carlotta Trevisan, un semplice e tenero bacio tra due donne bollato come “pornografia”.

E’ un dato di fatto, ormai, che il web ha un’enorme influenza sul comportamento delle persone. Il discorso d’odio, hate speech, è una forma di discriminazione e rientra in quanto affermato all’art 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche se i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, oltre al disposto della Legge Mancino, sono più che sufficienti per legittimare la condanna di tutte quelle affermazioni testuali, visive e allegoriche che si scagliano sistematicamente contro un insieme di individui.

Come garantire, infatti, l’uguaglianza e il pieno sviluppo della persona umana, in una società dove girano affermazioni del tipo “aprite i forni per questi esseri” (riferito agli omosessuali), oppure “andiamo in guerra contro il matrimonio gay”?

La questione non riguarda la libertà di espressione, bensì determinate forme del linguaggio che si chiede vengano efficacemente censurate da chi gestisce le community come Facebook, Twitter e via di seguito. Nonostante ogni piattaforma sociale abbia almeno sulla carta un proprio codice comportamentale interno, a questo proposito, viene certamente chiamato in causa il dibattito ancora aperto circa l’estensione della legge Mancino ai reati motivati da omotransfobia. Tuttavia, come ben specificato nella pagina, non bisognerà fare l’errore di intendere questo ampliamento della legge come un modo per aggiungere “minoranze” su “minoranze”, garantendo una qualche protezione specifica, nè, tantomeno, è questa l’idea dalla quale in generale si è preso spunto. fb non censura

Le questioni legate alle minoranze etniche, culturali, linguistiche, o alle persone con difficoltà specifiche come i disabili,  sono ben distinte e riguardano particolari politiche territoriali, culturali e sanitarie.

Il principio alla base di questa mobilitazione partita dalla rete, invece,  che Gaynet ha più volte ribadito anche nello Stylebook, è che queste discriminazioni, razziali, etniche, nazionali, religiose, di orientamento sessuale e identità di genere, investono caratteri universali dell’individuo, come ad esempio l’appartenenza a questa a quella cultura o l’avere un determinato, qualunque esso sia, orientamento sessuale.

Per questo è necessario parlare di incitazioni “sistematiche”, nel senso letterale di “sistema”, contro una “serie” di individui potenzialmente illimitata e indefinita, non una minoranza, che è concetto ben diverso.

In definitiva, con questa iniziativa dal basso si tratta di mettere in pratica tutte e tutti quella libertà positiva di essere ciò che siamo, attivandoci in prima persona è creando un vero e proprio spazio condiviso per segnalare alle community quei contenuti che ledono la dignità delle persone.  Lo abbiamo già visto, l’unione fa la forza. 

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Rosario Coco

Presidente Gaynet Roma

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