“Gay che sembrano etero?” un coming out particolare

o-ROB2-570Pubblichiamo l’articolo di Rosario Coco apparso su www.anddos.org

E arriva anche il coming out del secondo atleta più forte d’America Rob Kearney, che ha conquistato il secondo posto del World’s Strongest Man, una competizione di atletica pesante in cui i partecipanti sono sottoposti a prove estreme per dimostrare la loro forza. Come racconta l’Huffington Post americano, il giovane Rob, prossimo ai 23 anni, ha conquistato il titolo di vicecampione nella categoria professionisti della competizione, vincendo quella amatoriale nel 2013.

Il Coming Out è stato possibile grazie all’esperienza con il suo fidanzato. Oltre ad essere un grande atleta, infatti,  un perfetto esemplare di maschio selvatico, come direbbe qualche facinoroso estremista di nostra conoscenza, il protagonista di questa vicenda si rivela anche romantico, dichiarando esplicitamente di voler vivere alla luce del sole la propria relazione: “Ho deciso di fare coming out per il mio fidanzato. Stiamo insieme da due mesi e non volevo nasconderlo (sono un tipo romantico, io!)”.

Kearney spera inoltre di essere da esempio per altri sportivi: “Le persone devono sapere che uno degli atleti più forti del pianeta è anche gay”. Sarebbe molto curioso sapere cosa ne pensa chi, come l’allenatore dell’Arezzo, sostiene che i gay siano poco “maschili”.

La storia di Kearney rappresenta la controprova dei limiti degli stereotipi a cui siamo abituati. La cosiddetta “visibilità” dell’essere gay, infatti,  il famoso “lo mostra o non lo mostra”, non dipende dal fatto che un individuo sia più o meno maschile, bensì da quanto questa persona è distante dall’idea convenzionale di uomo o donna a cui siamo abituati.

Si tratta di un evento molto positivo, quindi, che ci porta verso quel rinnovamento culturale di cui abbiamo davvero bisogno, dimostrando nei fatti che l’orientamento sessuale è completamente distinto e separato dell’identità di genere e dal ruolo di genere, in breve il modo in cui una persona si sente appartenere al genere maschile o femminile e il modo in cui lo manifesta all’esterno.

E’ ancora molto radicato il pregiudizio, infatti, che i gay siano “femminucce”. Premesso che è assolutamente deplorevole e fortemente discriminatorio stigmatizzare chi ha dei tratti sbrigativamente definiti “femminili”, spesso da chi magari non apprezza o invidia certi aspetti della personalità altrui, da dove viene questo pregiudizio? La spiegazione più realistica è che sono i nostri modelli convenzionali di uomo e donna ad influenzare il nostro approccio, i così detti “ruoli di genere” precostituiti.

L’idea, in breve, che i bambini debbano giocare a pallone, sporcarsi sui prati ed essere avviati ad un certo modo di essere differente da quello delle  bambine, fatto di bambole, faccende di casa e via discorrendo. Le idee di uomo e donna mutano tuttavia nel tempo e nello spazio:  chi avrebbe mai detto un secolo fa che la donna avrebbe potuto studiare, votare e portare i pantaloni? Era una cosa “da uomini”. Esistono certamente dei caratteri psicofisici che nelle storia sono tendenzialmente appartenuti più ad un sesso biologico che ad un altro, ma nessuno può riscontrare, a parte le differenze strettamente biologiche,  alcun modello predeterminato e alcuna separazione a compartimenti stagni. Siamo più che altro di fronte ad un continuum in cui i diversi caratteri si mescolano in combinazioni (i singoli individui), completamente diverse ciascuna dall’altra.

Insomma, se qualcuno dice ancora che “i gay” sono femminucce, ciò accade perché alcune persone omosessuali sono più distanti di altre rispetto allo stereotipo del maschio (o della femmina nel caso delle lesbiche) che caratterizza una determinata società. Questo pregiudizio provoca indicibili sofferenze sia a chi “sembra” etero sia a chi invece sembra “donna” (o uomo nel caso delle lesbiche). La realtà però è un’altra e, come dimostrano anche i coming out di Jan Thorpe e Tim Cook, le persone omosessuali possono essere ovunque e fare con successo qualsiasi cosa,  sia che sembrino “etero”, come dice impropriamente qualcuno, sia che si trucchino (uomini) o mettano la cravatta (donne).

Una piccola postilla per chi bolla tutto questo come “teoria del gender”, quel pericoloso mostro inventato dai clericali che vorrebbe distruggere le famiglie e annullare le differenze uomo-donna. Nessuno potrà mai annullare le differenze sessuali sul piano biologico, questa sembra un’evidenza chiara anche ad un bambino, e nessuno, fatevene una ragione, potrà mai convertire all’omosessualità i giovani. Questo lo pensa chi confonde comportamenti ed orientamenti sessuali, che sono fenomeni completamente distinti. Queste idee, lungi dall’annullare le differenze, liberano infinite diversità, infiniti modi di sentirsi uomo, di sentirsi donna, o di sentirsi distanti da entrambi i generi, (come le persone agender e intersex) che sempre due tuttavia restano.

Per quanto riguarda le famiglie, invitiamo tutti i più accaniti sostenitori della pericolosa teoria del gender a farsi un giro tra le famiglie italiane domandando se abbiano mai visto qualche omosessuale impedire un matrimonio eterosessuale e a chiedere cosa veramente minaccia oggi le famiglie, tradizionali e non,  tra disoccupazione, crisi e smantellamento dello stato sociale.

Verrebbe da dire a costoro qualcosa che molto spesso ci è stato detto e ci si continua a dire, ingiustamente, quando lottiamo per i nostri diritti: pensate ai problemi veri del Paese!  

 

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