Audizioni in Senato sulle unioni civili, Nitto Palma tenta il colpo al ribasso.

Palma-unioni-civiliAudizioni in Senato sulle unioni civili, ovvero cronaca di una proposta irricevibile. Nessun altro giudizio sembra possibile su quanto accaduto ieri durante l’audizioni delle associazioni LGBT in Senato in merito al ddl Cirinnà sulle Unioni Civili. Erano presenti quasi tutte le associazioni del gruppo di lavoro riconosciuto dall’UNAR, che hanno spiegato, una dopo l’altra, il proprio punto di vista sul disegno di legge e raccontato la propria esperienza nei vari ambiti specifici, dall’informazione alle famiglie, dalle questioni giuridiche a quelle più marcatamente socio-economiche. La convergenza delle associazioni sull’obiettivo di fondo della piena uguaglianza è stata ribadita all’unanimità e molti hanno sottolineato anche la necessità di riconoscere non solo il matrimonio egualitario, ma anche nuovi istituti di riconoscimento per le coppie di fatto anche eterosessuali, affinchè non si creino “istituti ghetto” riservati solo a determinate persone.

Sul ddl Cirinnà, si è espresso un parere tiepidamente favorevole, nel senso che per molti sembra l’unica soluzione possibile nelle larghe intese e un primissimo passo verso l’uguaglianza e estensione dei diritti. Sono state avanzate criticità sulla questione delle adozioni, per cui non solo non è consentita l’adozione in senso stretto, ma persino la stepchild adoption, impone ad una coppia di adottare un figlio che è già proprio: di fatto, ciò risulterebbe una contraddizione sia in termini di principio che in termini pratici. Altre criticità sollevate dalla commissione hanno riguardato lo scioglimento dell’unione, che non può, sostengono le associazioni, essere modificato nella direzione della normativa del matrimonio se di matrimonio non si parla, e il merito dell’articolo 3, il cuore della legge, che cita la normativa sul matrimonio in merito allo status di coniuge.

Ciò che ha lasciato numerose perplessità è stata la sintesi di Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia, il quale, dopo l’intervento di Giovanardi, arrivato circa a metà seduta ad esplicitare le sue note posizioni, ha presentato una sorta di proposta di mediazione. “Essendoci due parti politiche avverse su questo testo e non essendo sicura una maggioranza in grado di approvarlo – ha esordito Palma – è tuttavia certo che la parte avversa sarebbe disposta a votare un testo su un istituto unico che riconosca tutte le coppie di fatto, etero e omosessuali, garantendo – cito testualmente – diritto più diritto meno, una serie di diritti”

Nell’espressione “diritto più diritto meno” sta ovviamente tutta l’ambiguità della proposta, oltre all’idea squisitamente politica che si possa parlare di diritti in termini meramente compromissori e che la dignità della persona possa essere “più o meno” riconosciuta per far quadrare gli equilibri politici. Un’idea francamente irricevibile.

Naturalmente, l’idea ha incontrato la massima opposizione delle associazioni, le quali hanno rispedito al mittente la proposta non senza momenti di intensa discussione.

Monica Cirinnà ha ribadito più volte la sua posizione, ovvero quella di non essere disponibile ad alcun arretramento sul testo.

La partita, a questo punto sembra nelle mani del Governo, che proporrà certamente degli emendamenti se non addirittura un altro testo. Tutto questo, viste le ultime vicende politiche che vedono NCD sempre più determinate per gli equilibri della maggioranza, non lascia presagire nulla di costruttivo. 

Rosario Coco

Presidente Gaynet Roma

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