Gaynet al Toscana Pride e il gonfalone in Vaticano

Gaynet al primo Toscana Pride fiorentino per spiegare al sindaco Dario Nardella che “I diritti non dividono”.

Il passaggio del corteo in piazza del Duomo

L’iniziativa che ha visto la partecipazione del nostro circolo romano ha portato le nostre istanze al primo cittadino della città gigliata che ha negato il patrocinio alla manifestazione, unico comune toscano insieme a quello aretino.

I volontari di Anddos Gaynet in Piazza della Signoria dopo la consegna al sindaco di Firenze della lettera di protesta per il mancato patrocinio al Toscana Pride

Al corteo colorato e partecipatissimo i nostri soci e volontari hanno marciato con uno striscione che accanto al Giglio colorato d’arcobaleno recitava lo slogan “I diritti non dividono”, in risposta alle affermazioni del primo cittadino che aveva giustificato l’assurda decisione spiegando che per prassi comunale il gonfalone non parteciperebbe a manifestazioni di carattere politico o “di parte”.

Non si capisce bene, a tal proposito, la contemporanea presenza del gonfalone – nello stesso giorno del Toscana Pride – in Vaticano nell’ambito del pellegrinaggio delle parrocchie toscane: se un Pride, manifestazione per i diritti e di commemorazione storica dei moti di Stonewall, è “di parte” perché si schiera per il matrimonio egualitario una iniziativa religiosa nell’ambito di una Chiesa schierata apertamente contro il medesimo concetto dovrebbe essere altrettanto di parte.

 

Ecco il testo della lettera consegnata:

Al primo cittadino di Firenze Dario Nardella,

Siamo un gruppo romano di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgeder, intersex ed etero impegnate  nell’informazione sulle tematiche LGBTI e nella diffusione di servizi utili tanto per il benessere quanto per la salute sessuale dell’individuo.

Le scriviamo in merito alle motivazioni da Lei addotte per negare il patrocinio al Toscana Pride, presentato quale evento politico “che divide”.

Il “Toscana Pride”, come ogni altro Pride in Italia e nel resto del mondo, è un momento di commemorazione dei movimenti di lotta che nel 1969 videro per la prima volta le persone LGBTI combattere per i diritti negati: gli stessi diritti umani di ogni altro cittadino e cittadina.

I diritti umani non hanno colore politico ma sono universali come ribadito nel Manifesto del Toscana Pride e come riconosciuto dalla Dichiarazione dei diritti umani che anche l’Italia ha firmato,  come sanno bene le centinaia di Istituzioni, italiane e internazionali, che hanno patrocinato i Pride del Paese. Anche a Roma – dopo quelli delle ambasciate statunitense, francese, canadese e tedesca – il nostro comune commissariato si è sentito in dovere di dare il patrocinio.

Le ricordiamo che secondo la Disciplinare delle attività di rappresentanza istituzionale del sindaco e della giunta del comune di Firenze “Il patrocinio può essere concesso dal Sindaco a quelle iniziative e manifestazioni che coinvolgano parte o tutto il territorio comunale o abbiano una rilevante ricaduta per il territorio e la comunità cittadina e che presentino almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. Siano pertinenti ai settori di attività di competenza dell’Ente;
  2. Siano corrispondenti alle esigenze di particolare valore sociale, morale, culturale, celebrativo, educativo, sportivo, ambientale ed economico che il Comune di Firenze rappresenta” (art. 2, c. 2)”.

Il Toscana Pride, come ogni marcia dell’orgoglio, è una manifestazione che risponde oggettivamente a pieno titolo a questi requisiti, riteniamo dunque che la Sua motivazione contraria non sussista, a meno che non esprima – quella sì – un punto di vista politico che Lei, in quanto Primo Cittadino, non può permettersi perché rappresenta l’intera cittadinanza e non solo quella parte di elettorato che l’ha votata.

Ci appare inaccettabile anche la dichiarazione del Capogruppo PD Angelo Bassi il quale, nel sostenere  la Sua decisione, è arrivato a presentare il Pride come un evento divisivo affermando  “Quanto al Gonfalone le nostre idee sono chiare: sfila nei cortei se ci sono temi che uniscono” come se l’uguaglianza e la parità dei diritti fossero mere opinioni e dunque soggette all’agone politico, e non  principi universali e imprescindibili.

Pur apprezzando il gesto di avere esposto la bandiera arcobaleno sulla facciata di Palazzo Vecchio per ricordare le vittime della strage di Orlando riteniamo che sia ipocrita esprimere vicinanza ai morti e alle morte di quella strage mentre non si reputa opportuno sostenere le iniziative per i diritti di chi è in vita.

Veniamo a consegnarle con questa lettera tutto il nostro sdegno per una decisione arbitraria e omofoba.
Anddos-Gaynet Roma

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