Collettività Lgbti e media. Corso del 20-02-2018 a Napoli con Carlo Verna

Si è tenuto a Napoli presso l’Emeroteca Tucci, in data 20 febbraio 2018, il corso di formazione La collettività Lgbti e i media. Organizzato da Gaynet e dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, in collaborazione con Arcigay Napoli, esso prende spunto dall’esperienza de Gli ambienti particolari.  Evento formativo che, ideato e organizzato per la prima volta a Bologna da Franco Grillini, è stato poi rilanciato più volte, sotto diverse prospettive, in Emilia-Romagna e in Lazio col coinvolgimento dei rispettivi Odg regionali.

Il corso La collettività Lgbti e i media intende presentare un’analisi delle varie forme comunicative che, incentrate sulle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersex, scaturiscono spesse volte da un inconsapevole pregiudizio, dal luogo comune, dalle frasi fatte e stereotipate. Analisi che sarà condotta tenendo anche conto dello specifico contesto campano.

Il corso ha visto i saluti di Carlo Verna (presidente dell’Odg Nazionale), Ottavio Lucarelli(presidente dell’Odg della Campania), Carmine De Pascale (consigliere regionale e primo firmatario del pdl regionale contro l’omotransfobia), Rosario Coco (componente del comitato scientifico di Gaynet). A seguire le lezioni di Franco Grillini (direttore di Gaynews e presidente di Gaynet), Monica Scozzafava (responsabile Sport, Corriere del Mezzogiorno), Antonello Sannino (presidente Arcigay Napoli), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews e blogger per Huffington Post).

La moderazione è stata affidata a Titti Improta, segretaria dell’Ordine dei giornalisti della Campania, che ha dichiarato al riguardo: «L’odierno corso di formazione insieme a quello tenuto sempre in Emeroteca il 2 febbraio sulla violenza contro le donne fa parte di un ciclo di corsi sostenuti dalla commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti della Campania da me presieduta. Il fine è quello di formare ma soprattutto sensibilizzare la categoria al corretto utilizzo delle parole, perché come ben sappiamo una parola sbagliata può discriminare e creare disagi più di quanto si possa immaginare».

Del medesimo parere Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews: «Il corso La collettività Lgbti e i media – così ha affermato – costituisce una tappa importante nella pianificazione d’un “tour” formativo su tutto il territorio nazionale. In questi corsi si affronta il tema del linguaggio utilizzato dai media sulle questioni Lgbti. Linguaggio che a volta è ancora figlio di ciò che trovavamo scritto nelle cronache dei giornali degli anni passati a proposito di “amicizie particolari” e dei “torbidi ambienti omosessuali”. Per fortuna, le cose negli ultimi anni sono molto cambiate.

Prova ne è, ad esempio, che proprio Il Mattino, nel settembre 2017, ha pubblicato in prima pagina una mia lettera in cui, quale direttore di Gaynews, chiedevo allo storico quotidiano partenopeo di non utilizzare più certi titoli come “delitto gay”. Ci fu una bella discussione in proposito col direttore Barbano.

A mio parere quella vicenda rappresenta un momento importante del rapporto tra giornalismo e universo Lgbti.

Come sempre, torno a ribadire che in tale ambito porre come prioritario il tema del linguaggio non significa affatto promuovere l’uso del politicamente corretto ma significa, al contrario, invitare le giornaliste e i giornalisti a essere rispettosi delle persone Lgbti. A tenere in considerazione anche la loro “sensibilità”. E a tenere in considerazione anche i loro diritti che a tutt’oggi, in Italia, non sono garantiti in maniera pienamente egualitaria».

Da riportare, infine le importanti dichiarazioni di Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti.«Il primo valore – così ha dichiarato – che noi sentiamo di portare all’interesse della comunità civile e sociale è l’attenzione che si deve alle persone oggetto di notizia. Noi siamo dei mediatori tra la fonte e il pubblico. Raccontiamo fatti, raccontiamo storie. E le storie hanno sempre al centro persone. Ragion per cui è a quei soggetti che si deve la maggiore attenzione. Soprattutto quando tali soggetti sono per così dire posti in una condizione di svantaggio dalla cultura dominante nel Paese».

Ha poi ricordato il valore fondante della parola per il lavoro giornalistico. «Qualche mese fa – ha sottolinetao – sono stato a Venezia al Teatro La Fenice, dove è stato siglato il manifesto per una corretta informazione contro la violenza di genere. Un manifesto, quindi, sui termini che devono essere usati, sulle cautele che devono essere prese per non far male con le parole.

Ma io vado oltre. Io dico che le parole non solo bisogna usarle con cautela ma bisogna usarle con valore. Perché le parole usate con valore danno un contributo al progresso sociale e civile di questo Paese. È soprattutto questo la ragione per la quale m’interesserà ascoltare le relazioni della giornata per capire se c’è un percorso da definire per giungere a un risultato come quello realizzato a Venezia».

Verna ha espresso la sua contrarietà a una nuova specifica norma deontologica ma non certamente a un documento che possa promuovere un indirizzo culturala attento alle persone Lgbti.

«Resto del parere – ha infatti dichiarato – che in questo Paese già esistono troppe leggi e sono contrario a normare più del dovuto. Io, che vengo dal mondo sindacale, mi sono trovato a gestire un ente pubblico non economico ma associativo come l’Odg.

Ora attraverso la formazione continua noi possiamo costruire un sistema valoriale che va al di là delle norme tout court. Che sono ridondanti e spesso troppe per cui basta interpretare quelle che già ci sono per capire cosa fare per contrastare un linguaggio d’odio e, nel caso specifico, un linguaggio omofobo. Per il quale non c’è bisogno di una nuova norma ad hoc.

Come dicevo al Teatro La Fenice alle colleghe, che hanno redatto il Manifesto di Venezia, se si deve ragionare in termini di ritocco del Testo unico Deontologico – che ha messo insieme varie carte –, questo si può fare tranquillamente.

Intanto iniziamo con un’attenzione culturale da rivolgere soprattutto ai soggetti che hanno più subito da una cultura dominante in questo Paese. Reputo dunque molto importante il corso odierno che non solo si pone come tappa di un percorso da definire ma si salda anche con altre carte di tipo culturale.

Ad esempio, nei mesi precedenti è stato varato ad Asssisi un manifesto sull’informazione attenta alle persone. Il cui primo punto è non scrivere degli altri quello che non vorresti che gli altri scrivano di te. È un decalogo che non può diventare norma deontologica ma sicuramente dà un indirizzo culturale di una realtà che noi cerchiamo di promuovere.

Ecco perché mi fa particolarmente piacere essere qui oggi a Napoli. Proprio per vedere i percorsi da fare insime al fine d’esaltare la nostra attenzione civile e sociale impegnata sulla parola».

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