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Arte e Spettacolo Cultura e Media

Barba(ra) D’Urso e le unioni civili. Confusioni mediatiche

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La copertina di Sette (18 settembre 2015)

La copertina di Sette (18 settembre 2015)

La copertina di richiamo ad un articolo sulle unioni civili, uscito oggi con l’ultimo numero di Sette, settimanale del Corriere della Sera, racconta la poco edificante storia di quanto i giornalisti nostrani siano ignoranti sulle tematiche LGBT e di quanto questa ignoranza sia diffusa e spesso inconsapevole, ma non per questo meno dannosa.

Una copertina sintomatica di una ignoranza dilagante, che non è in grado di distinguere fra tematiche legate all’orientamento sessuale (a cui si riferiscono i diritti delle coppie omoaffettive e quindi le unioni civili) e quelle legate all’identità di genere (ossia il sesso percepito dall’individuo a prescindere dal sesso biologico).

L’immagine che cita l’iconica Claudia Cardinale in Le avventure di Gerard (1970), rivela nel fondo una totale inconsapevolezza e una visione decisamente eterocentrica, in cui per parlare di persone omosessuali si gioca sul vecchissimo e stantio cliché dell’inversione dei ruoli di genere, uscendo completamente fuori tema. Non che la cosiddetta inversione dei ruoli (se mai dei ruoli esistono, e noi speriamo di no) sia qualcosa di sbagliato a prescindere (se mai è qualcosa di vecchio ma si sa, l’Italia è un paese culturalmente vecchio), ma è un altro tema e questo a Sette evidentemente non lo sanno. Un’ignoranza che, inconsapevolmente, fa il gioco di quelle organizzazioni omofobiche che si sono inventate l’operazione sulla “teoria gender”, recentemente definita “truffa culturale” dalla ministra della Pubblica Istruzione.

Questa enorme ignoranza – che quando si tratta di giornalisti è ignoranza colpevole – è il sintomo di una arretratezza culturale non più accettabile. Pur se il pezzo richiamato dalla copertina è scritto con tutta la migliore volontà, pur se Barbara D’Urso è una sostenitrice del riconoscimento dei diritti civili alle coppie omosessuali, quell’immagine rivela che al fondo della cultura di chi diffonde l’informazione si cela un preoccupante disinteresse ad informarsi.

Dove l’informazione non si informa si crea un circolo perverso, fatto essenzialmente di pregiudizi, a volte inconsapevoli come in questo caso (ma non per questo senza responsabilità) a volte in malafede.

Gaynet, in tutta umiltà, ha sempre cercato di favorire la diffusione di determinati contenuti attraverso un glossario, lo Stylebook, ad uso di tutti gli operatori dell’informazione, scaricabile sul nostro sito. Ci auguriamo che, per il futuro, non si commettano più errori di questo genere. La misura è colma, l’Italia è rimasta praticamente unica nel mondo occidentale senza un qualche tipo di garanzia per le persone LGBT, l’odio e la violenza omofobica crescono nelle menti più retrive e la responsabilità non è tutta della politica.  La situazione ormai è grave, chi lavora nell’informazione e nella cultura DEVE cominciare a studiare, il “volemose bbene” non basta più.

Valerio Mezzolani, segretario nazionale Gaynet

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