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Cultura e Media

Genitore 1 e 2? una proposta diversa.

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La California approva una legge che consente di riconoscere la potestà ad un terzo genitore. Una possibilità rivoluzionaria che consente di condividere le responsabilità genitoriali in tutte le situazioni in cui vi sia un genitore biologico ulteriore rispetto ai due genitori formali, come la maternità surrogata ed altre tecniche di PMA. Genitore 3 insomma, alla faccia del dibattito nostrano su genitore 1 e genitore 2, per altro montato in maniera esagerata e strumentale da gran parte della stampa.
Naturalmente si è levata la solita canea al grido del “nuovo totalitarismo di Stato” che vuole distruggere la famiglia. La tesi che mi sono trovato a discutere sui social è che “la famigia preesiste allo Stato, è naturale ed è una sola. Lo Stato non deve intervenire su di essa”

La prima cosa che viene naturale osservare è che senza uno Stato che riconosce dei diritti, dell’individuo come della famiglia, di ciò che preesiste ce ne facciamo ben poco. Le teorie giusnaturalistiche hanno fatto il loro tempo proprio per la fallacia del concetto di natura, che a volte diventa pericoloso. Coloro che oggi gridano al totalitarismo non sanno che la dottrina nazista della razza ariana era fondata proprio su un’idea di “natura” molto precisa. Era una forma di diritto naturale.

Detto questo, nessuno vuole certamente dire che non si debba tener conto della natura nel legiferare. Ma vogliamo disturbarci ad interrogare le scienze umane e sociali prima di imbarcarci in ciechi dogmatismi? Ancora di più, vogliamo domandarci una volta per tutte cosa limita e cosa toglie libertà e possibilità all’individuo, provocando situazioni di frustrazione e sofferenza?

L’idea di un progresso scientifico collegiale e condiviso da una quanto più ampia comunità di specialisti e di cittadini informati e l’idea di una morale dei diritti fondata sulle potenzialità dell’individuo sono a grandi linee i due capisaldi intorno ai quali ci si dovrebbe muovere prima di pontificare su provvedimenti che riguardano la vita di milioni di persone.

Quale famiglia preesiste allo Stato? la famiglia allargata che in varie forme è stata il modello dominante in occidente fino al secolo scorso? la famiglia poligama delle civiltà islamiche? la famiglia poliandrica di alcune società africane?

Qualcuno dice “facciamo onore al latino”. In latino, sul vocabolario, alla voce “familia” troviamo tra i significati “servi” e “servitù”. Una famiglia più che allargata direi.

La famiglia mononucleare formata da un uomo, una donna e i bambini, baluardo del conservatorismo dei nostri tempi, è nata nel ‘900 con il mutamento dei modelli di produzione dalla campagna all’industria. Adamo ed Eva erano sino ad allora un modello antropologico e non familiare. D’altronde anche la dottrina cattolica cambia, poichè un’altra architrave intoccabile come “la vita sin dal primo concepimento” è figlia dell’800, quando i progressi della biologia misero in crisi la dottrina della formazione dell’anima nel feto di Tommaso d’Aquino (40 giorni per i maschi, 90 per le donne).

Questo non significa che dietro la legge dello Stato non vi sia niente. Ci sono diversi tipi di aggregazione familiare, nelle società umane come nei mammiferi, la maggior parte dei quali crescono la prole grazie al branco e non certamente grazie ai soli due individui che materialmente procreano.

La scienza progredisce dandoci delle lenti sempre più adatte ed avanzate a comprendere i fenomeni naturali, ma siamo noi a scegliere cosa deve essere ritenuto legittimo o meno.

Possiamo prendere atto dell’esistenza di diverse forme di famiglia e deciderne di riconoscerne solo una, per presunti obiettivi politici, sociali, economici e per motivazioni etiche. E’ una posizione ben precisa, da vero Stato etico-totalitario. Ecco il vero totalitarismo.
Bisognerebbe secondo loro ignorare i circa 100.000 bambini in Italia che hanno genitori omosessuali privi di riconoscimento (Rapporto Arcigay 2005 con il Patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità)
E nessuno studio scientifico degno di questo nome ha fin’ora mostrato problemi di sviluppo e crescita, mentre l’Ordine italiano degli Psicologi ha preso una posizione chiara a favore dell’omogenitorialità

La nostra Costituzione definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Molti pensano che questo passaggio sia il baluardo della famiglia tradizionale. E sbagliano. La costituzione riconosce ancor prima il pluralismo delle idee, i diritti dell’uomo e la libertà di pensiero. Di quale natura parliamo quindi? di una e una sola idea di natura? Possiamo pensare che nella Costituzione si volesse istituzionalizzare una dottrina? inoltre il termine “fondata” si riferisce ad un fondamento giuridico, non naturale. Lo Stato istituisce il matrimonio per riconoscere qualcosa che già c’è. Ma proprio perchè la Costituzione rifiuta che i cittadini possano essere limitati e costretti all’interno di un pensiero unico, dimostratosi per di più dannoso della loro dignità e affettività, è impensabile ritenere che non si possa rivedere il matrimonio e/o aggiungere altri istituti.

A chi urla per la decisione presa dallo Stato della California sfugge che nessuno distrugge un modello esistente o peggio impone 3 genitori. E’ una possibilità in più. Nessuno toglie diritti ad altri.
Forse c’è un’ipocrisia di fondo che impedisce di comprendere i veri problemi delle famiglie distrutte da certi soloni con le doppie e triple vite tra il giorno e la notte. Molti moralisti di casa nostra di famiglie ne hanno avute ben 3 o 4. La amano così tanto la famiglia tradizionale che una non gli bastava!

Io credo che di fronte a tutto questo, e su questioni come quella italiana dei moduli scolastici, sia necessario rilanciare con una proposta nuova. Sappiamo già che i genitori possono essere di entrambi i sessi, di sesso diverso e possono anche essere più di uno. Ma è anche vero che un bambino li chiamerà entrambi papà o entrambi mamma. E, a volte, potrebbe chiamare mamma un genitore maschile e viceversa, a seconda dell’identità di genere.

Perchè allora non inserire nei moduli scolastici quattro caselle, due con scritto papà e due con scritto mamma?
Siamo ormai convinti dell’aspetto intrinsecamente soggettivo dell’identità di genere, il modo in cui un individuo trova un equilibrio tra la propria sessualità biologica, il proprio orientamento sessuale e il genere, ovvero l’insieme delle aspettative sociali dell’essere uomo o donna in una determinata società,
(vedi la Convezione di Istambul all’art 3 per la definizione di genere).

Ed è chiaro che tra i caratteri di genere di una società che l’individuo può sentire più o meno propri c’è anche il ruolo di madre o di padre, una delle tante componenti del cosiddetto “ruolo di genere”, ovvero l’insieme delle azioni e dei comportamenti che una società si aspetta da un determinato genere.
Quindi, il pluralismo di identità di genere influisce sul modo di essere mamma e papà a prescindere dal proprio sesso biologico e sulla base del proprio modo specifico di sentirsi uomo o donna.
In poche parole, ciascuno è mamma e papà a modo suo.

Tutto questo non toglie nulla a chi si sente padre o madre eterosessuale e a chi ritiene sia quella la strada. La pratichi liberamente per primo senza imporla agli altri, barrando mamma e papà.

Sono convinto che sia il riconoscimento della diversità del modo in cui ciascuno si sente mamma o papà che dovremmo conquistare, poichè genitori lo siamo già di fatto. Anche una donna dovrà avere la possibilità di barrare la casella papà, e viceversa. Questa proposta mi sembra ancora più dirompente e rivoluzionaria di quelle fin’ora avanzate.

Rosario Coco
Gaynet Roma

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