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Cultura e Media

Il Messaggero e le “adozioni gay”

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Un momento della cerimonia in Campidoglio per la trascrizione, davanti al sindaco Ignazio Marino, di sedici matrimoni gay contratti all'estero, 18 ottobre 2014 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il Messaggero di oggi, in una intervista al capogruppo dei senatori dem Luigi Zanda sui temi dello scontro intorno alla ormai stranota questione della stepchild adoption prevista dalla proposta Cirinnà, titola con la infelice e falsa formula “adozioni gay”.

Infelice perchè le adozioni, in quanto tali, non hanno un orientamento sessuale ma se mai riguardano PERSONE che hanno un orientamento sessuale, dando luogo ad una semplificazione linguistica discriminante e etichettante, sintomo dello scarso interesse del titolista e della redazione al rispetto delle minoranze (chi parlerebbe di “adozioni ebree” o di “adozioni nere”? Beh, è la stessa cosa, ragazzi).

Se però questa semplificazione la si può al limite tollerare, quel che non è tollerabile è la falsità del contenuto che lascia trasparire. Falsa perché il brutto titolo può lasciare intendere che questa legge proponga di allargare la possibilità di adozione alle coppie composte da persone dello stesso sesso ma così non è. La proposta Cirinnà non si occupa di adozioni in toto,  che in Italia resteranno riservate alle coppie sposate (dunque eterosessuali) anche se passasse l’attuale ddl Cirinnà senza modifiche. Quello che tratta è invece la stepchild adoption, ossia l’adozione del figlio biologico del partner.

La narrazione mediatica, di cui sono comprensibili le semplificazioni, non può giungere a falsificare i messaggi, perchè così si fa connivente dell’ignoranza. O forse lo è proprio, ignorante. Attendiamo tempi migliori?

Valerio Mezzolani, segretario naz. Gaynet

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