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Cultura e Media Politica

La “lobby gay” secondo il Tempo.

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Giornalismo e omosessualità. Vi offriamo dal quotidiano romano il Tempo un esempio di manipolazione dell’informazione pubblicata ieri, 4 giugno 2013: i gay sarebbero potentissimi, bloccherebbero la politica imponendo priorità, facendo cadere governi, inchiodando la sinistra, infastidendo i cattolici (poverini! ndr.).

La sinistra bloccata dai Gay

di Marcello De Angelis
Quando la sinistra in Italia si avvicina al Governo si trova automaticamente alle prese con pressioni che impongono all’agenda come temi prioritari il matrimonio gay e una soluzione che riguardi gli immigrati (il voto, la cittadinanza breve, lo ius soli). Non si capisce bene se siano i sostenitori della sinistra che cercano di imporre ai propri rappresentanti tali questioni – evidentemente considerate come qualificanti – o se le pressioni provengano da altri ambiti.

Palazzo Wedekind in piazza Colonna a Roma, storica sede del quotidiano il Tempo.

Palazzo Wedekind in piazza Colonna a Roma, storica sede del quotidiano il Tempo.

Certo è che, per una sorta di nemesi, appena la sinistra si avvicina al governo accadono anche fatti più o meno eclatanti che riportano con forza questi argomenti all’attenzione dell’opinione pubblica e l’allarme provocato porta a calendarizzare proposte di legge in sonno che improvvisamente subiscono accellerazioni e richiedono un percorso preferenziale. Quando c’è la sinistra al governo, sui giornali aumentano le notizie di violenze e vessazioni subite da immigrati, violenze contro le donne e gli omosessuali. Si tratta di un dato statistico provato. Questo può significare forse che le redazioni prestano all’improvviso più attenzione a certi episodi o anche che qualcuno ritenga in buona fede, credendo che certe soluzioni legislative siano auspicabili e indispensabili, che sia il momento giusto per ricondurre con forza l’attenzione su certi temi. Il dibattito sul riconoscimento delle unioni tra omosessuali (dico, pacs, coppie di fatto) paralizzò l’attività parlamentare del secondo governo Prodi (2006) per quasi un anno.
La soluzione non venne trovata, ma il dibattito secondo alcuni minò da subito la sintonia con i partiti di ispirazione cattolica che facevano parte della maggioranza. Per aggirare la mancata introduzione nel quadro normativo di un riconoscimento delle unioni omosessuali, alcuni sindaci volenterosi istituirono degli albi comunali delle unioni di fatto, dove le coppie potevano iscriversi ottenendo un riconoscimento almeno a quel livello istituzionale. Gli albi sono stati sempre un fallimento, registrando l’iscrizione di numeri irrilevanti di coppie. Anche col governo Prodi in Parlamento si discusse a lungo del “voto agli immigrati”, già concesso ormai ai cittadini comunitari per le elezioni comunali e europee, nonché della possibilità di accorciare i tempi necessari per ottenere la cittadinanza. Nella legislatura successiva le istanze – pur considerate “di sinistra” – sulla cittadinanza e sul voto per gli immigrati divennero, com’è noto, battaglie di cui si fece carico in prima persona Gianfranco Fini, senza ottenere soluzioni. Le proposte di legge sull’aggravante omofobia e sul cosiddetto “femminicidio” vennero portate avanti da esponenti del Pd, in particolare approfittando della parentesi montiana. Ma senza esito. In molti, anche a sinistra, ricordarono allora che l’agenda del governo tecnico, chiamato da Napolitano a far fronte a emergenze e urgenze di carattere economico, non lasciava molto tempo e spazio per istanze sicuramente importanti ma che non toccavano la totalità dei cittadini.

Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati.

Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati.

Eppure, col governo delle “larghe intese”, nato proprio per l’urgenza di dare soluzioni al declino economico, con assicurazioni esplicite anche del nuovo presidente della Camera signora Boldrini sono in molti a scommettere che “finalmente” l’Italia potrà beneficiare dell’introduzione di norme che riconoscano la cittadinanza a chiunque nasca entro i nostri confini, una forma di unione para-matrimoniale per cittadini dello stesso sesso e aggravanti penali che riconoscono che “femmine” e “omosessuali” sono categorie specifiche di cittadini che necessitano di leggi che ne assicurino maggiore tutela. E con priorità assoluta. Per norme che diano risposte ai tre milioni di disoccupati, diano magari sgravi alle famiglie e aiuti a chi fa figli o riaprano i rubinetti del credito alle imprese probabilmente bisognerà aspettare ancora. Forse il prossimo Parlamento.

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