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Scienze e Psicologia

La mala educación?

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Alcuni opuscoli distribuiti dall’Arcigay durante la lezione di educazione sessuale in una scuola di Castelnuovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia, pare abbiano creato scalpore. I fatti risalgono ai primi di Aprile. Presso l’Istituto Cattaneo-Dall’Aglio si è tenuto un incontro formativo alla fine del quale i rappresentanti di Arcigay hanno distribuito ai ragazzi di tre seconde classi, cioè di 15 anni, un pieghevole dal titolo Safer Sex Hiv. Piccola precisazione: l’età media del primo rapporto sessuale si è abbassata notevolmente nell’ultimo decennio, quindi è probabile che molti quindicenni siano già sessualmente attivi, oggigiorno.

Ma come mai tanto clamore? Il giornale a tiratura nazionale Libero, ha a tal proposito pubblicato un articolo firmato da Gianluca Veneziani, dal titolo “Lezioni di sesso anale: che bordello di scuola”. Veneziani, già noto per articoli tipo “Giovane scopre Dio e diventa etero. Per Arcigay omofobia”, sceglie di utilizzare nel caso di questo corso di educazione alla sessualità e di prevenzione delle Malattie a Trasmissione Sessuale (MTS), una prospettiva su cui sentiamo di dissentire fortemente:

Ogni tentativo di parlare di omofobia, di discutere di discriminazioni nelle scuole o in altre sedi educative si trasforma poi in un corso di formazione all’ideologia gender, in una propaganda sul matrimonio omosessuale o ancor peggio, come in questo caso, in una lezione di educazione al sesso tra gay, con tanto di precauzioni e avvertenze”.

Ed ancora:

“Il prontuario del sesso-omo espone perfino le possibili infezioni alle quali si potrebbe andare incontro, praticando certe forme di sesso, e si mostra come prevenirle. Quanto alla sifilide, si consiglia di «usare un preservativo con un’adeguata dose di lubrificante a base d’acqua…». Per scongiurare l’epatite A si invita invece a usare «un preservativo tagliato a metà». Relativamente all’epatite B, che «si trasmette principalmente nel corso di rapporti anali e orali non protetti», si esorta a fare il vaccino, sottolineando che «la vaccinazione contro l’epatite B è gratis per i gay. Basta che tu dica al medico di essere gay». Per la gonorrea invece, si invita a «utilizzare un guanto di lattice per la penetrazione» e a «evitare lo scambio di sex toys». Il pieghevole dell’Arcigay distribuito agli studenti offre informazioni anche sull’Aids”.

Sotto accusa sono finite insomma immagini e descrizioni di sesso esplicito, accompagnate da suggerimenti su come evitare di contrarre malattie veneree praticando ad esempio il sesso anale. Ilsegretario nazionale di ArcigayMichele Breviglieri, ha spiegato: «Volevamo parlare ai ragazzi e lo abbiamo fatto nel loro linguaggio; basta con queste idealizzazioni del sesso così lontane dalla realtà!».Anche Fabiana Montanarirappresentante di Arcigay a Reggio Emilia, difende l’iniziativa: «A quell’incontro erano presenti cinque professori, che hanno acconsentito alla distribuzione degli opuscoli e ci hanno fatto i complimenti per l’iniziativa».

L’associazione cattolica Manif Pour Tous Italia, che si occupa di sostenere la “famiglia tradizionale”, non ha gradito la cosa e il presidente Jacopo Coghe apostrofa così l’iniziativa: «I ragazzi non hanno bisogno di un ricettario su come fare l’amore, piuttosto dovrebbero frequentare corsi di affettività per imparare a donare il proprio corpo invece di concederlo ed esibirlo».

L’affermazione non è del tutto sbagliata, da un punto di vista psicologico e sessuologico,  quindi partiamo da questa per contestare anche le parole aggressive di Gianluca Veneziani: i giovanidovrebbero davvero frequentare corsi di affettività per imparare a donare il proprio corpo, invece di concederlo ed esibirlo! Prima di tutto, però, in questi corsi dovrebbe passare serenamente il concetto scientificamente assodato e riconosciuto dalla comunità scientifica internazione,  che tutti gli orientamenti sessuali dell’essere umano (etero, bi e omo) sono sani, naturali e perfettamente equiparabili tra loro. Questa non è ideologia o propaganda, come insinua il giornalista, è al contrario verità, rispetto ed umanità. Secondo poi, nel donare il proprio corpo all’altro anziché svenderlo, nonché nell’avvicinarsi all’altro con un’affettività matura e con rispetto, c’è per forza di cose anche la conoscenza del fatto che il sesso orale con eiaculazione interna alla bocca è potenzialmente pericoloso, che il cunnilinguo e l’anilinguo lo sono anch’essi, che il sesso anale ha più possibilità di essere veicolo di contagio perché ci sono più facilmente lesioni, e che il coito interrotto (sia nel sesso anale che vaginale) non è un contraccettivo. Queste cose vanno dette in modo chiaro ed esplicito, non si può certo usare una metafora. Perché si sorprende tanto, Veneziani, dei particolari espliciti sulle MTS?  Forse perché egli stesso non ne era a conoscenza, non vediamo altre ragioni! Perché ci si dovrebbe sorprendere all’idea che queste cose vengano dette ai giovanissimi? Preferiamo che le scoprano dopo il contagio? Ed aggiungiamo che queste nozioni non riguardano affatto solo il sesso gay, ma anche eterosessuale e lesbico!

Riflettiamo quindi adesso su quali siano i bisogni reali degli adolescenti. Una parte importante dell’educazione sessuale è l’informazione scientifica, ed essa deve essere precisa, corretta e dettagliata. Sorprende tantissimo, eppure ancora oggi qualche alunno/a delle scuole superiori chiede se col sesso orale si può rimanere incita! Dall’altro lato magari i giovani hanno accesso, tramite internet, a tante informazioni imprecise e a tantissima pornografia, che dà una visione molto parziale della sessualità. Sulle malattie a trasmissione sessuale, poi, girano spesso false credenze, tra cui ancora la vecchia storia che esistono categorie a rischio per l’HIV -ad esempio-, laddove è ormai chiaro che l’unica cosa da considerare siano i comportamenti a rischio, perché entrambi i sessi e tutti gli orientamenti sessuali sono colpiti dal contagio.  L’altra componente fondamentale di un buon corso di educazione sessuale, non a caso definito anche “corso di educazione sessuo-affettiva”, è in pratica la comunicazione empatica da parte degli operatori, capace di veicolare non solo messaggi concreti, ma anche contenuti emotivi; ciò al fine di far lavorare i ragazzi e le ragazze sull’espressione delle proprie emozioni, paure, dubbi, ecc.

Un buon corso di educazione all’affettività e alla sessualità non è facile da costruire, perché richiede in primis la creazione di un rapporto di fiducia coi fruitori del corso stesso. Per farlo è importante utilizzare un linguaggio chiaro, perché diciamocelo, è un po’ superata la questione dei fiori e delle api!

Jacopo Minniti

Psicologo e Sessuologo Clinico

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