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L’anomalia italiana dei (sedicenti) rappresentanti LGBT di professione.

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Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Che il Partito Democratico abbia deciso di affossare anni di lotta LGBT appoggiando un democristiano come Matteo Renzi è una cosa che riguarda il PD, aspiranti segretari, premier e gregari. Saranno gli avvenimenti a dire se si è trattato di una scelta strategica buona o cattiva. A me sembra pessima, ma il giudizio è del tutto soggettivo. Quelle che invece non hanno nulla di soggettivo perché oggettivamente offendono il comune senso della decenza, se ancora esiste, sono le smaccate menzogne e le posizioni addotte per leggittimare certi comportamenti. Vi ha brillato soprattutto Ivan Scalfarotto come ha fatto notare il presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Andrea Maccarone, che commentando una recente intervista rilasciata dal deputato per RaiNews24 dice:

“In questa intervista Scalfarotto continua a mistificare, attaccando tra l’altro le associazioni. A titolo d’esempio del massimalismo inconcludente del nostro movimento lgbt tira in ballo i PACS francesi e i DiCo. Peccato che a non volere la legge sui PACS  è stato il centro sinistra in Italia mentre era sostenuta dal movimente. Lo schifo dei DiCo non passò non certo per la nostra contrarietà a quella legge umiliante e offensiva ma per i senatori teodem del suo partito che adesso gli hanno imposto una legge antiomofobia penosa!  Giusto per gli smemorati lui in quel periodo aveva conteso a Prodi la premership sostenendo la timidezza della politica e del movimento e puntando sul matrimonio. Bello smemorato… O opportunista mister Scalfarotto!”

E’ comprensibile che Ivan Scalfarotto senta il bisogno di fare dello zelo. Ma dovrebbe spiegare dove vede il massimalismo in una squadra di avvocati, storici, intellettuali, magistrati che bocciano in toto questa legge. Legge sostenuta in pieno dal candidato alla segreteria Matteo Renzi, non dimentichiamolo.

Una seconda posizione che sfida la decenza, e che per di più si trova in contraddizione con un’altra posizione assunta in passato (almeno ne tenessero aggiornato l’elenco in modo da evitare simili incovenienti), è il sostegno di Anna Paola Concia a Matteo Renzi. Tutti conosciamo il percorso di Anna Paola, le sue lotte per l’estensione della legge mancino e non solo. Eppure viene difficile comprendere questo scelta tattica. Se Ivan Scalfarotto è da sempre un renziano convinto, sordo alle istanze del movimento LGBT (come abbiamo scritto pochi giorni fa raccontando l’assemblea del partito democratico e l’ignorato presidio delle associazioni lgbt), Anna Paola Concia risultava sensibile a quelle che sono le tematiche vere del movimento. Ripercorrendo una storia recente a ritroso si trovano delle incogruenze che non convincono. La signora Concia un anno fa sosteneva a spada tratta Pierluigi Bersani attaccando duramente Matteo Renzi, come i lettori possono vedere da se:

 

Non che il programma di Pierluigi Bersani sulle primarie brillasse, il migliore sulle questioni LGBT era quello di Vendola ed è bene ricordarlo. Eppure è questo quello che ha sostenuto Anna Paola Concia e non quello di Matteo Renzi. Programmi differenti nella sostanza, come GayNet ha scritto in passato raccontando su questo sito le primarie del 2012. Un memorandum dunque: sul matrimonio Pierluigi Bersani si diceva favorevole ad una: “legislazione tedesca su unioni civili per le coppie omosessuali” mentre Matteo Renzi proponeva il “Civil partnership” convinto che il matrimonio imporrebbe una revisione costituzionale, quando gli si chiedeva; “Cos’è il Civil partership?” rispondeva: “La civil Partership è sul modello inglese o quello tedesco”. Una frase per non dire nulla e far capire di non aver compreso nulla. Sbeffeggiato da Anna Paola Concia anche su questo tema viene difficile capire quale sia punto d’incontro tra i due.

Sul tema “adozioni” Renzi che proponeva una riforma della legge  e per quanto riguarda le adozioni a coppie omosessuali diceva: “è un tema ancora non sciolto”, scoprimmo dopo che era in realtà un tema mai considerato: né da lui né da il suo gruppo di lavoro. Mentre Bersani che affermava :“serve ancora una fase di riflessione. Occupiamoci di quelle decine di migliaia di bambini che vivono già con coppie omosessuali per riprendere il filo dei loro diritti”, intascava l’endorsement di Anna Paola Concia:

 

Considerare questo cambio di rotta “bipolare” è concesso. Avere ottimi intenti facendosi carico delle istanze LGBT, e poi sostenere un candidato che medierà-come hanno già fatto con la legge contro l’omofobia- perchè queste vengono attuate nel peggiore dei modi, comprenderete da voi, lascia alquanto perplessi. Qualcuno attribuisce a questo endorsement una sorta di sperata gratitudine verso chi le offrirà il traghetto per uscire dall’isolamento cui l’aveva condannata Bersani, che partì col treno dell’elezioni senza assicurarle un posto in parlamento. Anna Paola Concia fu successivamente salvata dallo sbarramento delle primarie a cui aveva deciso di non candidarsi anche grazie a una petizione senza precedenti di colleghi e giornalisti. Salvata e poi bocciata dall’elettorato abbruzzese all’elezioni.
Ma è il caso di tralasciare i retroscena per restare ai fatti. I fatti dicono che tra i candidati alla segreteria ci sono due che sono in linea con le istanze del movimento LGBT. Due, Giuseppe Civati e Gianni Pittella. E’ un dato acquisito e basta leggere le cronache degli ultimi giorni. Anna Paola Concia che vanta di essere vicina alla comunità non lo sa o finge di non saperlo. Va benissimo. Se il PD vuole affossare i diritti LGBT e metterli in un angolo per altri decenni, affari suoi. Ma che pretenda di gabellarcelo come una necessità anche questa volta, partorendo dalle varie mediazioni che verranno mostri come questa legge contro l’omofobia: questo le associazioni LGBT e la comunità devono rifiutarlo, se in noi c’è ancora qualche barlume o nostalgia d’un costume civile.

Simone Alliva, GayNet.

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