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Cultura e Media Politica

Alle Iene, fuori dai denti

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Care Iene,
avete creato una tempesta perfetta. Adinolfi già si intesta il merito delle vostre azioni, i politici omofobi tutti insieme gioiscono. Sui social è un fiorire di battute omofobe e pogrom da tastiera. Non ho altro modo per definire l’effetto disastroso del servizio mandato in onda a firma del vostro Filippo Roma, che ha portato alle dimissioni il direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar), Francesco Spano.
Credendo di agire in nome di una presunta verità, di difendere i cittadini vittime di truffa avete interpretato il ruolo di carnefici, spargendo un fumo di falsità.
In attesa di assistere, stasera, alla seconda puntata del vostro servizio (dove spero che l’intervista al nostro presidente Franco Grillini non sarà l’unica voce a fare un p’ di chiarezza), vorrei da giornalista gay provare ad argomentare con voi.
Ieri sera ho assistito a Matrix, sugli schermi della stessa azienda berlusconiana per la quale voi lavorate, agli effetti televisivi del vostro lavoro: sensazionalismi giocati su consapevoli falsità espresse in titoli come “Orge pagate dal governo”. Titoli che Monica Cirinnà ha provato senza successo a far ritrattare al conduttore Nicola Porro, cosciente come voi del valore mediatico delle allusioni false.
Sì, false, perché i 55 mila euro di Unar su cui avete fatto tanto rumore (ora bloccati insieme ad altri 950 mila destinati a molti altri progetti, grazie a voi) erano a beneficio di un progetto in coordinamento con l’Università La Sapienza, non con il Club dell’uncinetto anale. Nulla, ma proprio nulla, sarebbe andato di quei 55 mila euro ai circoli ricreativi affiliati Anddos, quelli dove si fa il tanto vituperato (e privato) sesso che voi e i vostri colleghi avete mostrato con evidente compiacimento voyeristico. Anche perchè se aveste fatto un rapido calcolo vi sareste resi conto che, suddividendo quei 55 mila euro per tutti i circoli affiliati Anddos, la cifra che ne risulta è qualche centinaio di euro a testa.
E’ invece vero il contrario, sarebbero stati quei circoli dove si fa anche sesso che avrebbero sostenuto il progetto messo in piedi coi soldi di Unar.
Nello stesso programma diretto da Porro è toccato a Rosario Coco difendere da solo l’associazione Anddos, attaccata ancora non si sa bene per cosa: perchè al suo interno vi sono circoli dove si fa sesso? Perchè chi gestisce associazioni dove si fa sesso non può partecipare e vincere bandi di finanziamento su progetti specifici?
Disastroso l’effetto sui media: tutti, ma proprio tutti, sono caduti nel tranello, compresi professionisti del calibro di Enrico Mentana che ha usato, testuali parole, la formula “bordelli gay”. La stampa tutta ha collegato, senza alcuna verifica, quei soldi al sesso e alla prostituzione, argomenti che forniscono titoli facili e click sicuri.
Il bando è stato bloccato e per tutta la comunità Lgbti il danno è gravissimo, con lo specchietto per le allodole del presunto e vituperato “sesso a pagamento” si è distrutta l’immagine di una galassia di circoli che da decenni, faticosamente, costituiscono un presidio di assistenza psicologica e sanitaria, oltre che luoghi d’incontro.
Si è, inoltre, gettato immotivato discredito sull’unica realtà istituzionale che faceva da interlocutore per l’intera comunità Lgbti, fornendo l’assist ai reazionari che da anni chiedono la chiusura dell’Ufficio aperto in ottemperanza a una direttiva europea.
Tutto questo per cosa? La verità? Quale verità, quella del sesso su cui avete così sapientemente ricamato o quella del progetto da 55mila euro di cui non avete parlato?
Non vedo l’ora, stasera, di apprezzare il seguito della vostra inchiesta.
Cordialmente,
Valerio Mezzolani, segretario Gaynet

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