Siamo omosessuali “moderni”: risultati di una ricerca sociologica

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Partiamo da un presupposto: nella maggior parte dei casi, non era stato nemmeno preso in considerazione dai genitori il fatto che il proprio figlio o la propria figlia potesse essere gay o lesbica. Solo i padri e le madri più illuminati hanno detto (o diranno) ai propri figli: «Quando ti innamorerai di un ragazzo o di una ragazza…». Fin da bambini prendiamo tutti per buone molte rappresentazioni di come saremo da grandi, in quanto uomini o in quanto donne. Un grosso schema, però, lo rompiamo appunto noi omosessuali poiché ovviamente già ad una significativa caratteristica data per scontata, non aderiamo: l’attrazione per l’altro sesso. Questa diventa un’occasione per delineare meglio chi noi veramente sentiamo di essere, ponendoci molte domande, perché non abbiamo facilmente a disposizione un modello di uomo gay o di donna lesbica da seguire, se non delle pallide macchiette. Inutile negare il fatto che anche i modelli di uomo e di donna in generale (dei quali è sottintesa l’eterosessualità) siano limitati e svilenti.

Sembra che quando si è gay o lesbiche, non si possa fare a meno di chiedersi quanto le proprie caratteristiche femminili e/o maschili siano determinate dall’orientamento sessuale stesso. Ciò avviene, senza prendere in considerazione il fatto che l’androginia psicologica, ossia la co-presenza sia di caratteristiche stereotipicamente maschili che femminili, riguarda potenzialmente tutti gli esseri umani in misura maggiore o minore. L’individuo androgino è molto più flessibile degli uomini e delle donne che hanno valorizzato nel tempo solo quelle caratteristiche che lo stereotipo sociale attribuisce al loro genere di appartenenza. Ne segue che l’androgino psichico non è vincolato da un concetto rigido di ruolo di genere (serie di norme comportamentali associate culturalmente ad un sesso o all’altro) . Proprio grazie a questa duttilità, egli riesce ad agire in modo efficiente nelle situazioni più disparate e ad avere maggiori capacità di problem solving.
In realtà va da sé che anche la vita degli eterosessuali, per forza di cose, ruoti attorno alle rappresentazioni socialmente condivise di mascolinità e femminilità, ma per gli omosessuali può diventare un pensiero più pervasivo, anche perché connesso a quanta visibilità e riconoscibilità si possa avere. Inoltre ci si interroga sul valore delle proprie relazioni a due, visto che certe tappe che per gli eterosessuali sembrano canoniche, come matrimonio e figli, per gli omosessuali sembrano complesse o precluse. Anche questo sta cambiando e di conseguenza cambieranno, coi soliti tempi biblici (ahinoi!), le rappresentazioni sociali a proposito delle coppie gay e dell’omogenitorialità.

A questo punto la domanda è: ci hanno fatto credere che provare attrazione affettiva e sessuale per persone dello stesso sesso, anziché per il sesso opposto, comporti differenze maggiori di quanto in realtà sia?

Qualche volta, forse, per appropriarci fieramente della nostra “identità omosessuale” (come se ne esistesse una specifica), abbiamo fatto nostri anche alcuni degli stereotipi sui gay per sottolineare quanto essi non ci spaventassero. In altri casi, al contrario, alcuni di noi hanno optato per un rifiuto massiccio di quegli stereotipi, diventando più integralisti degli etero stessi, nella divisione tra “cose da maschi” e “cose da femmine”. I retaggi culturali sono duri a morire, perché intrecciati con la vita delle persone in ogni piccolo gesto, usanza o atteggiamento, ma a questo punto chiediamoci: cosa renderebbe un omosessuale davvero “moderno”? Rimarcare orgogliosamente le differenze con l’eterosessuale o altrettanto fieramente e tranquillamente le uguaglianze? Non è una domanda retorica e non c’è una risposta preconfezionata!

Una ricerca sociologica di M. Barbagli e A. Colombo (“Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia”, 2007, Il Mulino) mette in luce quanto i comportamenti degli omosessuali odierni siano diversi dagli stereotipi che circolano solitamente. L’omosessuale moderno è colui che imposta la relazione di coppia sull’uguaglianza ed ha rapporti duraturi basati sulla reciprocità, all’interno dei quali la differenza di età tra i due partner statisticamente è minima; oltretutto non assume atteggiamenti, abbigliamento e movenze dell’altro genere e non definisce rigidamente i ruoli sessuali come attivi e passivi, ma si sperimenta di più. Non è un caso che recentemente le storie raccontante dal grande e dal piccolo schermo non siano “a tematica gay” nell’accezione di qualche anno fa, ma semplicemente comprendano personaggi gay come se niente fosse. Ah, perché finalmente è normale che in una storia ci siano personaggi che tra le varie caratteristiche abbiano quella di essere anche gay!

Importante sottolineare che gli omosessuali più evoluti, secondo questa ricerca, si presentano alle altre persone come gay e lesbiche e soprattutto non vivono nell’isolamento, bensì dispongono di luoghi di incontro, di una rete di attività commerciali e di servizi. A questo punto, cosa sappiamo, al di là degli stereotipi, delle caratteristiche specifiche degli uomini e delle donne che amano persone dello stesso sesso? Forse non esistono caratteristiche “da gay” o “da lesbiche”, forse esisteranno sempre meno in futuro, come del resto anche gli eterosessuali stanno diventando più flessibili nel loro ruolo di genere.

Come mostra questo libro, l’opinione pubblica italiana nei confronti degli omosessuali sta cambiando rapidamente. Nel volume, ampiamente aggiornato per l’ultima edizione, gli autori offrono anche uno sguardo comparato su altri Paesi; in particolare fanno il punto sulle diverse legislazioni nazionali in materia, oltre che sul numero di unioni civili in Europa.

Ciò a cui il libro mira, è proporre un punto di vista che possa essere innovatore: non esistono tipologie specifiche di omosessuali perché tra persone moderne ci si accorge di essere tutti diversi, un po’ come dire che nessuno lo è. Essere gay non significa avere vite differenti dal resto della popolazione e gli omosessuali del futuro si sentono individui come tutti gli altri, a prescindere dall’orientamento sessuale. Detto tutto questo, in Italia, quanto realmente siamo “moderni”?

Jacopo Minniti
Psicologo e Sessuologo Clinico

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