Transgenderismo: l’identità della disidentità?

Il termine transgender racchiude un mondo. Un mondo fatto di passi involutivi che hanno trasfigurato e deformato la valenza culturale/politica/filosofica del transgenderismo. Un mondo fatto di interpretazioni e significati che hanno preso piede affinchè si potesse semplificare o meglio banalizzare e designificare un concetto, quello del transgenderismo, che tanto invece affascinò, appassionò e scaldò gli animi della “Transgender Nation”. Trattasi, questo, di un movimento nel movimento che si volle sganciare completamente dalla “Queer Nation” newyorkese, negli anni del pieno mito sanfranciscano per gridare al mondo il loro nuovo pensarsi e definirsi all’interno di un costrutto identitario fluido e in piena ribellione rispetto alla logica binaria che vorrebbe tutti all’interno del paradigma maschio/femmina.

Helena Velena “transgender activist multimediale”, come lei stessa ama “definirsi”

Non si può parlare della “questione” senza “taggare” colei che ha introdotto in Italia l’eredità americana del transgenderismo: Helena Velena. Personaggio peculiarissimo e unico nel panorama italiano, poliedrico, attivista fin dagli anni ‘80 a favore del progetto “TRANSGENDER interNATIONal”, e che ha tentato di fornire una chiave di lettura del transgenderismo definendolo l’identita’ della disidentita’.
Helena Velena in una recente intervista rilasciata a Pontilex, blog di libera informazione, ha chiarito alcuni concetti portanti della questione transgender, quali lo scardinamento della dinamica tradizionale di gender ovvero quella che vorrebbe che da un corpo dato discenda un modo di comportarsi dato e un ruolo ed ha palesato che transgender significa essere fuori dagli schemi, al di là delle regole, nella non normazione, nella non appartenenza, alla ricerca di quello che si vuole essere e di come si vuole essere; significa essere qualcosa di ingestibile e soprattutto liberi. Transgender significa rivoluzionare completamente la propria individualità, transitare nel gender, ammonendo di non confondere il gender con il “sex”, andare oltre e mettere in discussione tutto; significa travalicare la dipendenza diretta tra gender e comportamento sociale.
Va quindi da sé che il termine transgenderismo non si sovrappone necessariamente al termine transessualismo come purtroppo oggi si è soliti coniugare in una sorta di noioso simple present . Vi sono persone non transessuali ma transgender, come altrettante transessuali non transgender. Lo stesso mondo accademico declina il/la transgender come il/ la transessuale non operato/a. In questo modo si uccide e mortifica una storia, un movimento, un’ideologia, una passione a favore di una scorciatoia che delegittima il significato mantenendo intatto il significante.
Vi sono invece uomini e donne che mettono politicamente e socialmente in discussione nel quotidiano il loro ruolo, lo decompongono e trovano nuove strade di interrelazione con “gli altri da sé” e come tali queste persone sono transgender. Fluttuano in una sfumatura intermedia compresa tra il maschile e il femminile ma che non combacia con essa, si situano nel “tra” e non nelle estremità di questo continuum.

Nel felicissimo esordio cinematografico di Duncan Turcker “Transamerica”, Toby e Bree si ritrovano inaspettatamente catapultati in una serata dell’orgoglio transgender durante la quale un “transgender” dirà a un Toby sbigottito “transitare nel gender mi ha arricchito più di quanto tu possa immaginare”. E forse siamo tutti un po’ Toby perché è davvero complesso comprendere qualcosa di così inafferrabile, rendersi scevri da tutti i condizionamenti esterni, sovvertendo tutto, compreso se stessi.
klaus mondrianE in tema di orgoglio della filosofia transgender made in Italy è d’obbligo parlare dello stesso Klaus Mondrian, artista, provocatore, animatore delle serate di controtendenza nel mondo transgender, che poi in realtà ama definirsi “no-gender” (rivendicando il superamento dei generi sessuali a favore di una non-identificazione in un ruolo millenario) e della “bella epoque” in cui gestiva il Degrado a Roma, il primo locale in Italia che faceva serate transgender .Poche settimane fa in occasione dei 15 anni dall’inaugurazione del Gender, locale di cui è proprietario e in cui organizza eventi transgender, Klaus Mondrian intervistato da Massimo Marino ha affermato che se anche il Papa ha sentito la necessità durante la giornata della pace di parlare di gender, cercando di smontare la “teoria del gender”, è comunque un segnale positivo. Significa che forse davvero qualcosa sta accadendo. Significa che questo tema posto più di 15 anni fa in Italia sta iniziando a destare molto interesse.

Mauro Bruzzese, GayNet Psicologia

Per sapere di più:

Velena,H. Dal cybersex al transgender. Castelvecchi, Roma 2003.
Zanini, A. ,Fanini, U. Lessico postfordista dizionario di idee della mutazione. Feltrinelli, Milano 2001.

 

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