La depatologizzazione delle persone transgender

Dopo la depatologizzazione dell’omosessualità da parte dell’OMS nel 1990, la pubblicazione del nuovo ICD 11 da parte dell’OMS (approvato nel 2019 ed entrato in vigore nel 2022),  ha introdotto il concetto di “incongruenza di genere” ponendolo al di fuori delle patologie mentali e depatologizzando di fatto la condizione delle persone transgender e non binarie. 

Questa decisione è arrivata a seguito di un lungo percorso di consapevolezza nel mondo della scienza che ha visto affermarsi già dagli anni ‘90 il principio della “non repressione” delle identità di genere non conformi al genere assegnato alla nascita. 

La novità è che gli interventi medici richiesti da alcune (non tutte!) persone transgender rientrano ora nell’ambito delle condizioni associate alla salute sessuale, senza interessare l’ambito delle patologie mentali. Fanno eccezione i trattamenti di carattere psichiatrico (necessari solo in alcuni casi), basati sulla diagnosi di disforia di genere nel DSM-5 del 2013 e nell’aggiornamento DSM—5-TR del 2023 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition—Text Revision). 

In generale, per riferirsi alla salute delle persone transgender e non binarie è opportuno fare riferimento a ICD 11. Come si legge nelle linee guida WPATH SOC 8 (The World Professional Association for Transgender Health – S59): 

La classificazione ICD-11 di incongruenza di genere può cogliere meglio la pienezza delle esperienze di diversità di genere e dei relativi bisogni clinici di genere.

L’arretrattezza italiana

In Italia, l’implementazione della classificazione OMS è purtroppo in notevole ritardo. Il Ministero della Salute adotta ancora l’ICD 9 (che patologizza anche l’omosessualità) e mentre l’ISTAT utilizza solo per le statistiche sulle diagnosi di morte l’ICD 10 dal 2003, che pone ancora la disforia di genere tra le patologie mentali.

I tentativi di conversione minacciano la salute delle persone transgender

Sempre le stesse linee guida (S53), raccomandano inoltre di evitare qualunque pratica di conversione nei confronti delle persone trans e non binarie che le obblighi a comportarsi in modo conforme al sesso assegnato alla nascita: 

Questi comportamenti disaffermativi mirano tipicamente a rafforzare l’opinione secondo cui l’identità/espressione di genere di una persona giovane deve corrispondere al sesso assegnato alla nascita o alle aspettative in base al sesso assegnato alla nascita. Attività e approcci (a volte definiti “trattamenti”) volti a cercare di cambiare l’identità e l’espressione di genere di una persona per diventare più congruente con il sesso assegnato alla nascita sono stati tentati, ma questi approcci non hanno portato a cambiamenti nell’identità di genere. 

Raccomandiamo di sconsigliare questi trattamenti perché si sono rivelati inefficaci e sono associati ad un aumento delle malattie mentali e ad un impoverimento delle funzioni psichiche. 

I trattamenti per sospendere la pubertà

In alcuni casi, a partire dalla pubertà (stadio 2 su 5 della scala Tanner) per adolescenti TGD è possibile somministrare la triptorelina, un farmaco che sospende la pubertà, dall’effetto pienamente reversibile, già utilizzato da oltre 40 anni per la pubertà precoce. Secondo quanto affermato di recente da 12 società scientifiche italiane*, si tratta di un farmaco che può ridurre del 70% il rischio di suicidio nella popolazione transgender e gender variant.

Come affermato da SIGIS (Società Italiana Genere, Identità e Salute) e ONIG (Osservatorio Nazionale Identità di Genere) lo scorso 6 aprile 2024 a Roma, durante il convegno “Distort”:

L’uso della triptorelina è indicato proprio in quei casi in cui è significativo il rischio per la salute psicofisica dell’adolescente. D’altra parte questo farmaco è testato da 40 anni per la pubertà precoce. Alcuni Paesi europei stanno rivedendo i protocolli sulla triptorelina, non per vietarla, ma per promuovere nuovi studi e migliorare le conoscenze scientifiche per sostenere i minori trans e non binary nel proprio percorso contro la discriminazione e il minority stress, che causano un elevatissimo tasso di suicidi.

—-

*Associazione Culturale Pediatri (ACP), Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Osservatorio Italiano di Identità di Genere (ONIG), Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) Società Italiana di Diabetologia (SID), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Società Italiana di Pediatria Endocrinologia e Diabetologia (SIEDP), Società Italiana Genere identità e Salute (SIGIS),

Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA), Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA-sezione di Psichiatria) Società Italiana di Pediatria Preventiva e Socia.