Psicologia, la posizione del CNOP

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) e l’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) hanno preso posizioni chiare contro i tentativi di conversione già dal 2011 . Si tratta di un’applicazione del Codice Deontologico, in particolare degli articoli 3, 4 e 5, secondo i quali la figura professionale della salute mentale 

  • lavora per promuovere il benessere psicologico; 
  • si astiene dall’imporre il suo sistema di valori; 
  • non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità; 
  • si impegna all’aggiornamento continuo delle sue conoscenze scientifiche; 
  • applica metodologie delle quali è in grado di indicare fonti e riferimenti scientifici e non suscita aspettative infondate nelle attese del/la cliente.

Il comunicato dell’ordine degli psicologi italiano – 19 luglio 2011

Il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dott. Giuseppe Luigi Palma, in occasione delle accese discussioni sulla iniziativa legislativa contro l’omofobia ribadisce la sensibilità della categoria professionale al tema e la chiarezza della posizione con la quale si è da sempre espresso sulle criticità connesse.
Nel rapporto tra omosessualità e psicologia il Presidente ribadisce che l’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare: affermare il
contrario è una informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale. L’omosessualità non è una malattia ma, citando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una “variante naturale del comportamento umano”; è peraltro ampiamente dimostrato che i tentativi di “conversione” dell’omosessualità in eterosessualità non solo falliscono, ma anche segnano, e spesso gravemente, le condizioni psichiche di chi vi si sottopone. Perché “curare” ciò che non è malato? Su questi punti, il consenso della comunità scientifica italiana e internazionale è assoluto. Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico, nessuna ragione né di natura
culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi. E’ evidente quindi
che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona, quanto piuttosto lavorare insieme al proprio cliente per superare eventuali disagi connessi al proprio orientamento sessuale